Donne tifose e #veritàscomode

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Quelle che il trucco pesante, con kajal e ombretto nero, più uno strato di rossetto color mattone che anche se devi andare a vedere un match di campionato, ci stanno.
Quelle che “Oggi c’è la partita” e rutto libero con la coca cola in mano e il panino alla salsiccia sulle cosce, sedute allo stadio.
Quelle che la bestemmia scappa quando annullano un gol al terzino che non gioca mai, l’imprecazione becera all’attaccante che sbaglia una rete a porta vuota.
Quelle che “Oh ma me lo rispieghi il fuorigioco che mica l’ho capito poi tanto…”.
Quelle che “Quanto è bono Borriello ma mi farei anche Osvaldo”.
Quelle che “Beata la fidanzata di Marchisio”.
Quelle che “A Mourinho so benissimo che gli farei io”.
Quelle che non sanno perchè pesa di più un gol in trasferta che uno in casa.
Quelle che la marcatura a uomo o a zona fa lo stesso, basta che compri un paio di caffè Borghetti.
Quelle che esultano ai gol come tarantole, schiacciano la schiena alla balaustra e sembrano dire “Guardate me e un po’ meno la partita”.
Quelle che “Fa niente se ha perso perchè stasera in tv c’è Sex and the City”.
Quelle che le unghie in gel non si rovinano se devo sventolare una bandiera con la sciarpa legata ad una gamba.

E quelli che sono rimasti al Mesozoico del tifo, era geologica lontanissima anche dalla data del primo primo appuntamento, che Vittorio Cecchi Gori chiese a Valeria Marini.
#VeritàScomode