La Reggina rock di Mozart&co, il greatest hits di 9 stagioni di A

Undici Reggina Torino

Trent’anni di calcio professionistico affondati in un giorno, con la mancata possibilità d’iscriversi al prossimo campionato di Lega Pro e il fallimento societario. La Reggina, che ha alle spalle nove stagioni di Serie A – sette delle quali consecutive – ha lasciato un segno importante nel nostro massimo campionato e non lo ha fatto solo con il temperamento del suo patron Lillo Foti, ma anche e soprattutto con i giocatori che hanno vestito la sua maglia, gli allenatori che l’anno guidata.
La storia la fanno gli uomini, meglio i “senatori”, spesso le scelte non sense, la classe “per caso”, gli eventi che ti cadono tra capo e collo. La Reggina rock sfodera questo greatest hits.

Esordio in A al Delle Alpi, Juventus fermata 1 a 1

Undici iniziale in campo: Orlandoni, Giacchetta, Cirillo, Stovini, Bernini, Brevi, Baronio, Pralija, Morabito, Kallon, Possanzini.

Pareva un esordio su velluto amaranto, quello dei bianconeri in questa stagione 1999-00. Quando al 31′ Inzaghi segna l’1 a 0, la Juventus pensa di trovarsi davanti una discesa senza più salite. Avrà ragione solo per un tempo. Ad inizio ripresa, dopo soli due minuti, il corner battuto da Baronio è perfetto per il colpo di testa vincente di Kallon. Poi, da un piazzato di Oliseh, Stovini devia male e sul palo,  il pallone percorre la linea fino alla presa guantata di Orlandoni. É l’unico vero brivido sulla schiena della difesa calabrese, organizzata bene con una Juventus che non passa più.

La vittoria in rimonta contro l’Inter, lo sfogo storico di Lippi

Primo ottobre del 2000, la vittima della Reggina è l’Inter. 2 a 1 il risultato finale. I marcatori: Recoba al 10′, poi la riscossa dei padroni di casa con le reti di Possanzini al 45′ del primo tempo e di Marazzina al 49′. Il tecnico dei nerazzurri, Lippi, è furioso a fine partita: “Abbiamo giocato con leziosità, come dei ragazzi viziati che vanno in campo  e si aspettano la vittoria per grazia ricevuta. Tutto questo non è giusto né per chi ci paga né per chi ci viene a vedere. Fossi il presidente manderei via per prima cosa l’allenatore, prenderei i giocatori, li attaccherei al muro e li prenderei tutti a calci in culo. Non esiste giocare in questa maniera. Ecco, solo questo avevo da dire”. 

Il gol del portiere Taibi

É il 1° aprile del 2001, ma non è uno scherzo, quando il portiere Massimo Taibi segna in Reggina-Udinese 1 a 1, con un superbo colpo di testa:

“Portiere e goleador, Taibi salva la Reggina” titola La Repubblica. Alberto aveva portato in vantaggio i friulani al 77′. L’estremo difensore aggiusta il risultato all’88’.

Lo spareggio salvezza contro l’Atalanta, stagione 2002-03

Il primo confronto per rimanere in A, non si mette benissimo per la Reggina che all’andata al “Granillo” riesce solo in un 0 a 0 contro l’Atalanta. Il ritorno si gioca il 2 giugno invece del 1°, rinvio causato da un forte acquazzone a Bergamo. Pare tutto finito col gol dei nerazzurri di Natali al 18′, ma Cozza e Bonazzoli riescono nell’impresa di portare alla vittoria la squadra di Reggio e a farla restare in A. Il rientro degli amaranto in Calabria è salutato da 25mila persone, numeri da caroselli da vittoria Mondiale. “Il resto è solo festa dal colore amaranto – si legge su la Repubblica – con i tifosi reggini rimasti a Bergamo ad osannare “Lillo, Lillo” (il presidente Foti), prima di ripartire dopo un’avventura di trentasei ore da raccontare: andata di notte in treno, poi la grandinata, nottata in palestra, altra notte in treno. “Capite ora? Un sacrificio vero, e questo vuol dire che il Sud ha voglia di calcio, questi tifosi sono la nostra forza” ha gridato Lillo Foti. “Ora lavoreremo affinché il Sud non debba più soffrire così tanto”. 

L’amichevole col Real Madrid 

Il ventennale della presidenza Foti, si festeggia in grande. A Graz viene organizzata l’amichevole tra la Reggina e il Real Madrid di Fabio Capello. I calabresi non sfigurano davanti ad un avversario che si presenta senza tutte le sue stelle. L’incontro sarà deciso da un gol di Raul:

Piove forte e per tutta la durata della partita ma sugli spalti ci sono 10mila spettatori. Modesto e Leon sfiorano il gol e La Gazzetta scrive al proposito: “Alla fine l’1 a 1 sarebbe stato forse il risultato più giusto. Ma per la squadra calabrese la sconfitta di misura contro le stelle del Real Madrid rimane comunque un’impresa memorabile”.

La salvezza nonostante la penalizzazione di Calciopoli

Il campionato 2006-07 è l’annata più sorprendente della storia della Reggina guidata da Mazzarri. Partire da – 11 e salvarsi all’ultima giornata – vincendo contro il Milan –  è qualcosa che sfiora l’epica.

Vero è che quella domenica i rossoneri, quattro giorni prima avevano vinto la Champions, non hanno più nulla da chiedere alla stagione, ma la vittoria che porta la firma di Amoruso e Amerini val la pena di sfoderare la maglia “-11 dA non crederci”. Anche perché lo stesso Amoruso e Rolando Bianchi si riveleranno la coppia di attaccanti migliore della Serie A con, rispettivamente 17 e 18 gol a testa. Curioso il commento di un lettore all’articolo della Gazzetta che racconta la partita. “(…) La Reggina quest’anno si è salvata senza avere un solo campione in squadra, complimenti a mister Mazzarri”. Questa la rosa 2006-07, a dimostrazione di come la Serie A fosse ancora molto esigente e per rapportarla a quelle delle squadre di oggi in lotta per la salvezza.

Bonus track – La punizione di Pirlo

 

“Da quando Baggio non gioca più…” scrive su twitter

BaggioTW

Che sia gestito direttamente da lui o dal suo entourage, poco cambia perchè Roberto Baggio è su twitter. Con @BaggioOfficial è stato rotto un tabù più resistente di un Vaticano che per avvicinarsi alla gente sceglie di registrarsi su un social network. In fondo, Baggio, sta all’Olimpo calcio come un Dio o, meglio, un piccolo Buddha, similitudine che lo troverebbe oltremodo in disaccordo.
Criticato spesso di non saper essere un leader, di non avere carisma, di essere troppo chiuso, poco simpatico ma soprattutto di avere difficoltà nel saper comunicare, Baggio ha scritto il primo tweet il 19 marzo scorso, alle 3:48 della mattina. E’ l’embedded del video della Gazzetta risalente al 2010 dove l’ex giocatore incontra Guardiola e Messi a Barcellona, nel ritorno dei quarti di Champions contro l’Arsenal.
Odiato da molti addetti ai lavori, usato dalla Figc per rilanciare l’immagine di una Federazione vecchia, talvolta anacronistica ma felice di esserlo; dai tifosi ha ricevuto solo amore. Zero vita mondana, una conversione religiosa, il nascondersi dal voyerismo dei mass media e l’adorazione di una delle più grandi chiese del mondo, quella degli appassionati di calcio.
Troppo buono per essere vero, c’è lo scazzo duro con Marcello Lippi a ridare un’umanità consapevole a chi con i piedi sapeva realizzare preghiere a fil di bocca.
Nel profilo twitter, non mancano i retweet al Dalai Lama, a quelli della Diadora che lo spinse a ballare il tip tap con Beppe Signori in uno spot storico, alla stima per Del Piero e Balotelli e per ultima a Mennea. C’è il riferimento ad Italia-Brasile e un’immagine che fa male più a lui che agli italiani: le mani sui fianchi, il rigore sbagliato a Pasadena nel ’94, i nazionali che iniziano a correre ad abbracciare Taffarel anche se mezzo minuto prima quel pallone era volato sulla traversa. “Quanti ricordi,quante lacrime – scrive – La delusione di non rendere felice la mia gente fu troppo grande. Un pugno allo stomaco #ItaliaBrasile”. Un coniglio bagnato dal sudore di partite giocate a mezzogiorno e con l’85% di umidità, in una nazione che il calcio lo chiamava “soccer”, sdegnata dal fatto che solo il portiere ci poteva giocare con le mani. Magari Baggio ha convertito pure loro anche se è diventata passione per pochi, una parola che lui usa spesso, la ritiene il motore di tutto, mascherata per tutta la carriera da interviste brevi e intense, in parole semplici, a lui che le complessità se le portava solo dentro il carattere e nei calci piazzati.
Sogna uno stadio pieno di bambini, sapendo che è un’utopia, che un altro Roberto Baggio non esiste, che ha fatto piangere di amore, odio e rabbia molte persone, che poteva diventare l’incubo del Brasile come Paolo Rossi.
“Nella vita le persone devono dare tutto ciò che hanno. La vita può dare e togliere tutto, l’importante è non avere rimpianti”, in fondo: i rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.