Ho fatto piangere il Brasile. E Zico. Paolo Rossi e la lite col tassista rancoroso

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Sono passati più di trent’anni ma fa ancora male e le cicatrici saltano fuori così, all’improvviso, quando sembra che il mondo, dalla memoria a breve termine, si sia dimenticato di tutto. C’è ancora una disputa, piacevole, su quale Brasile, quello del ’70 o quello dell”82, sia stato migliore. Chissà cosa ne pensa Zico, che ha appena rotto con la panchina dell’Iraq. Di sicuro vive ancora come un incubo la sconfitta ad opera dell’Italia a Spagna ’82, sostenendo come l’Italia di Bearzot che battè Socrates&co. per 3 a 2, abbia danneggiato il calcio.
Le motivazioni dell’ex giocatore dell’Udinese sono in gran parte opinabili, lo stesso Paolo Rossi ha saputo controbattere in maniera intelligente ma soprattutto senza stupirsi, della riapertura di ferite che avrebbero dovuto essere già metabolizzate.
Non è Zico ma una nazione intera a non aver accettato la sconfitta della squadra che avrebbe dovuto vincere il mondiale spagnolo a mani basse. Lo spiega ancora bene il capocannoniere di Spagna ’82, nell’autobiografia “Ho fatto piangere il Brasile”, testi di Antonio Finco.
“Nel 1989 sono tornato in Brasile per partecipare alla seconda edizione della Coppa Pelè, una specie di Mondiale per over 34 e ho capito quanto fossi ancora un incubo nella memoria della gente. (…) Ero andato lì con la mentalità del turista e mi sono ritrovato a giocare in uno stadio di 35mila persone con tutti gli occhi puntati addosso: Paolo Rossi, charrasco do Brasil. Il boia del Brasile. Non potevo avvicinarmi alla linea laterale che mi pioveva addosso di tutto, bucce di banana, noccioline, perfino monete, tanto che, alla fine del primo tempo, ho deciso di non rientrare in campo e il clima sugli spalti si è subito placato. Un giorno un tassista, dopo avermi riconosciuto, s’è fermato, ha accostato e mi ha intimato di scendere. Ho dovuto discutere per un po’ prima di riuscire a fargli cambiare idea: mi ha riportato in hotel. Quei tre gol del Mondiale di Spagna, quelli che hanno fatto piangere un intero popolo, non erano ancora stati digeriti, forse non lo saranno mai”.

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Ho fatto piangere la Germania

Io sento solo fischi e li sento da anni, li sento in tutti gli stadi e ovunque giochi.

Io sono diverso e per questo tutti mi odiano. Mi urlano che non esistono “negri italiani” ma a me quella maglia non pesa per nulla mai.
Dicono che non capisco niente, c’è chi mi dà del ritardato ma io sono così e certo, non mi sento uno scienziato, anche perchè a scuola non avevo tanta voglia di studiare, io volevo solo giocare al pallone e anche mamma e papà lo sapevano che era inutile sgridarmi.

Ieri sera ho fatto piangere la Germania. Applaudivano tutti ma io sentivo anche i fischi. Li sento già rompere l’aria dentro il concerto di urla assordanti ma quei sibili mi arrivano prima alle orecchie. Ci stavo male i primi tempi, ci stavo male quando mi facevano “buuu” oppure quando mi tengono in panchina. Io sono il terzo giocatore più forte al mondo, dopo Messi e Ibra. Io ho fatto piangere la Germania.

Avevo promesso che se avessi segnato avrei esultato. E infatti Antonio ha fatto quella cosa là sulla sinistra, bella e io ho ricevuto quel cross e ho sentito che il pallone non andava stoppato ma ci dovevo andare subito di testa, per colpirlo e metterlo in rete. La partita era cominciata da poco, immagino, non saprei contare i minuti, ma so che forse era troppo presto. Io ho corso lo stesso, perchè ve l’avevo detto che l’avrei fatto. Mi hanno abbracciato tutti i compagni, gli stessi che nelle settimane prima mi avevano un po’ messo da parte. No, cioè, mi stavano tutti accanto come prima, ma li senti subito se sono troppo freddi o ti guardano come professorini. Io rispondevo loro con lo stesso sguardo di quando andavo a scuola e le maestre mi dicevano che dovevo studiare: i miei occhi erano quelli di chi non gliene importava niente perchè io dovevo giocare.
Sono partito dall’oratorio di Brescia, sono stato pure nel Lumezzane e ieri sera ho fatto piangere la Germania. Anche il secondo gol è arrivato troppo presto, è che Montolivo in contropiede ha fatto quel lancio perfetto e io ho agganciato palla e l’ho buttata in rete con tutta la forza che avevo. Ho solo 22 anni mi sono sentito meglio di Messi perchè ho fatto piangere la Germania. E oggi stanno tutti a baciarmi il culo, anche quelli che non mi avrebbero voluto più in Nazionale. Dicevano che facevo incazzare, che m’allenavo poco, che sbagliavo troppi gol ma io la testa, quando sono davanti alla porta, non la uso mai. Io sono schiavo dell’istinto e della mia forza, io ero già il più grosso di tutti a 15 anni, io sono alto quasi un metro e 90 e sono solo muscoli. Cioè: mi avete visto? Mi sono tolto la maglia e ho fatto vedere quanto sono tosto perchè io sono così. E ho fatto piangere la Germania.

Quelli bianchi erano tutti perfettini, peggio di Pirlo o Marchisio. Anche il mister è perfettino ma gli voglio bene perchè mi dice le cose giuste al momento giusto e se mi sgrida a volte ha ragione. E’ che io quando mi sono fermato per crampi non fingevo stavolta, io non volevo uscire per lasciare il posto a Totò. E’ che sono in Nazionale, mica potevo fare cazzate però sono rimasto in panchina accanto ad Antonio. All’inizio faceva tanto l’amico, poi non so cos’è successo, è stato sicuramente influenzato dagli altri e dopo le prime due partite, in allenamento faceva coppia fissa con Totò e mi lasciavano da parte. Io me ne sono accorto ma sono stato zitto, perchè io di cavolate in Nazionale non l’ho m’hai fatte. E lo sapete tutti. Lo sa anche mamma e mio fratello, tutti i giornalisti.
Io sono Peter Pan e non avevo il culo nella Nutella. Queste due cose mi fanno ridere ma il mio agente mi ha detto di dirle. Anche Mino è un po’ come me: tutti lo odiano ed è vero è un po’ strano, è piccolo e fa sempre tanto casino con le televisioni e i giornali quando mi deve difendere. Ma è il migliore che c’è e lo dice anche Ibra, perchè anche Ibra ha Mino e pensa la stessa cosa. Anche quella cosa che non voglio esultare ai gol è nata un po’ a tavolino e un po’ no. Ci ridevo da solo quando m’è venuta in mente: ma se io sono un attaccante e devo segnare perchè devo urlare? Io sento solo i fischi della gente che mi odia. Dicono che è razzista ma io non credo sia perchè sono nero. Non capisco questa storia costruita di farmi essere diverso perchè non sono bianco, perchè sono stato adottato e perchè vado nei locali più belli di Milano. Cosa dovrei fare? Mi piace fare casino, mi diverte fare l’arrogante e quello al quale non gliene frega niente, ma non è vero: mamma e i miei fratelli lo sanno tutti come sono e sono gli unici a farmi forza sempre. Ma li sento ancora i fischi, li sento sempre e ce li ho dentro. Li so riconoscere e non c’entra niente il razzismo. Io sono diverso, mi fischiano per quello, mi fischiano perchè sono diverso, mi fischiano perchè io sono sempre stato il più forte. Io, Mario Balotelli, ho fatto piangere la Germania.