Il calciomercato triste: Destro e la nostalgia d’Inzaghi

Mattia Destro è un ragazzo nato ad Ascoli nel 1991. Di mestiere fa l’attaccante e come un po’ i suoi coetanei ha quel capello più rasato da un lato ma un viso pulito. E’ veloce, ha i numeri, li aveva fin da ragazzo nell’Inter, ha dimostrato di saperci fare in questa stagione con il Siena.
Tutto il calciomercato italiano è finora stato tenuto in piedi e col fiato sospeso (ma di chi?) da Destro.
Con tutto il rispetto per il giocatore e l’entourage intermediario e portavoce di richieste di ingaggio un po’ esose – così ci hanno dipinto la telenovela tra Genoa, Roma, Siena e Juventus – il fatto che i nostri giornali, tv e web si siano riempiti la bocca di Destro, segnala la decadenza del calcio italiano. A cuscinetto di questa storia, il fatto che adesso i club si siano improvvisamente ravveduti e diventati virtuosi, perchè scelgono i giovani. Peccato che la linea verde sia dettata da società “al verde” e che la decisione di crederci non è altro che un chinare la testa agli eventi, alle casse esangui; una soluzione quasi di scarto.
A completare il tutto, l’età della punta: 21 anni compiuti a marzo scorso, per cui si può imboccare i calciofili italiani che davvero il nostro pallone ha deciso di puntare sui giovani.
La verità è che in altre condizioni Destro avrebbe giocato un altro anno o due in una squadra come il Siena dalle ambizioni di salvezza; se aveva delle rose dentro il suo talento sarebbero fiorite e maturate e dopo di che era lecito scatenare una telenovela per accaparrarselo. Questo non denota il non credere alla crescita dei talenti, serve semplicemente a non bruciarli se non sono ancora fenomeni.
Destro – e non è colpa sua – rappresenta la mediocrità del nostro calciomercato. Basta leggere anche solo su Wikipedia la sua straordinaria carriera giovanile all’Inter: due scudetti nei Giovanissimi e negli Allievi, la conquista del Torneo Viareggio nel 2008, uomo di punta – nel senso letterale – della Primavera e miglior attaccante del campionato 2009-2010 con un bottino di 18 gol.
Mourinho, al tempo, non lo considerò mai e mai lo fece esordire in Serie A. Davide Santon sì, Destro no, perchè in squadra aveva attaccanti come Eto’ e un Milito in forma strepitosa, nonché Pandev. L’ex giocatore del Siena quindi andava mandato in prestito ma non perso, soprattutto se lo scambio col Genoa consisteva nel tesseramento di Ranocchia, un difensore, una promessa eterna e per la quale il tifoso e i club hanno un’insolita e grandissima pazienza.
La stessa che non abbiamo mai avuto per Filippo Inzaghi, attaccante di altra caratura, altra età, altre caratteristiche, altra generazione, altro campionato italiano. Lui che di gol era capace di segnarne talmente tanti, solo perchè guidato dall’istinto, senza la “pesantezza” delle punte iper muscolari di oggi.
Il nostro calciomercato è triste, se una frecciata di nostalgia e rammarico ci colpisce nel giorno in cui Inzaghi sceglie una panchina, noi che avremmo accettato continuasse a giocare ancora. Anche a 39 anni.