Partite truccate, 20 cose da sapere sul mondo criminale del calcioscommesse

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Qualcuno truccò la partita del secolo. Tanto per cambiare, la versione italiana del titolo del libro di Brett Forrest non c’entra nulla con l’originale – “The big fix” – testo nel quale il reporter americano di Espn The Magazine ha indagato sul mondo criminale delle scommesse e delle partite truccate. Quello che all’inizio era un reportage si è poi trasformato in un volume dove il giornalista segue passo passo le indagini dell’agente dell’Interpol, poi inserito all’interno della Fifa, Chris Eaton, e si avvale delle confessioni di Wilson Perumal, testimone chiave dello scandalo del calcioscommesse mondiale, quello che portò all’inchiesta “Last Bet” nel 2011.

In “The bix fix” Forrest presenta i numeri di un affare tanto sporco, quanto da vertigini, che non investe solo i paesi asiatici ma tutti i continenti e non solo i campionati di categorie minori. Di seguito alcune curiosità e cifre.

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1 – Non solo pallone, ma il calcio incide sul 70% circa del mercato internazionale delle scommesse sportive. L’Interpol dichiara che ogni anno si spende in calcioscommesse oltre un miliardo di dollari.

2 – Le indagini della polizia hanno coinvolto più di sessanta paesi, cioè un terzo del pianeta: il gioco più popolare del mondo, il calcio, è anche il più corrotto.

3 – A Hong Kong la popolazione locale destina al gioco d’azzardo una cifra il doppio e mezzo superiore a quella spesa dai britannici. “L’Asia non è il centro dell’Universo, è l’Universo”, dice Forrest.

4 – A Singapore i bookmakers accettano scommesse anche sulle partite dei tornei aziendali.

5 – Negli anni ’90 Rajendran Kurasamy era il re delle partite truccate, nell’epoca pre web. Entrava nel torneo della “Malaysia Cup” come il presidente fondatore, cosa che in realtà, decidendo i vincitori e chi scendeva in campo. Si avvaleva di cellulari pesanti di prima fabbricazione. Al torneo si arrivava anche a puntate di 100mila dollari.

6 – Come e quanto ha influito l’avvento di internet sul match fixing? Basta la testimonianza di un allibratore inglese anonimo, dell’azienda Ladbrokes: “Nel 1995 se il centrocampista del Manchester United si rompeva una gamba, lo venivano a sapere cinque persone in tutto: la moglie, il padre, il coach, il preparatore e io. Ora se un giocatore insignificante di un club sconosciuto ha un minino infortunio ci puntano sopra 10 milioni di dollari a Macao”.

7 – Secondo Chris Eaton i bookmaker asiatici hanno un giro di affari di due miliardi di dollari la settimana. Se questo giro fosse paragonabile ad un’azienda, sarebbe grande la Coca Cola “ma non produce niente: solo carta”, dice l’agente dell’Interpol

8 – Metodologia per truccare una partita e corrompere i giocatori. Secondo Perumal pagare centrocampisti e attaccanti era perdere denaro: i giocatori andavano pagati per perdere, non per segnare e nemmeno per vincere. Ci sono poi tutta una serie di attività collaterali per farsi un giocatore di fiducia: costruirci una falsa amicizia, soffiarlo alla concorrenza pagandolo di più, servirsi di donne per incastrare gli avversari, farlo crescere e poi farlo trasferire in un club sotto il proprio controllo. Secondo un altro coinvolto nell’indagine, Danny Jay Prakesh, i calciatori più facili da corrompere sono quelli africani e centroamericani, anche se giocano in Europa.

9 – L’arbitro più fedele di Perumal, Ibrahim Chaibou, ai tempi della pubblicazione del libro non ancora sanzionato, pare abbia raccolto 500mila dollari nel corso del loro rapporto: “E ora vive felice in Niger con le sue quattro mogli” sostiene Wilson. Non a caso il direttore di gara è passato alla storia come l’arbitro più corrotto di tutti i tempi.

10 – Nell’ultimo decennio la polizia turca ha arrestato quasi cento calciatori mentre la Federazione (la TFF) ha escluso il Fenerbahche dalla Champions, insospettita dalle 18 vittorie nelle ultime 19 partite che le hanno permesso di vincere il titolo nazionale.

11 – La federcalcio dello Zimbawe ha escluso 80 giocatori per sospetto coinvolgimento di partite truccate.

12 – Lu Jun, il primo arbitro cinese a dirigere una partita dei Mondiali, è stato in carcere cinque anni e mezzo per aver preso tangenti, pari ad un totale di 128mila euro. Non a caso era soprannominato “fischietto d’oro”.

13 – In Corea del Sud, 57 persone sono accusate di match fixing e piuttosto che affrontare la pubblica onta, due giocatori si sono suicidati.

14 – La polizia tedesca è entrata in possesso di intercettazioni telefoniche di malavitosi croati che combinavano partite in Canada.

15 – La Cambogia ha manipolato due partite contro il Laos, valevoli per le qualificazioni ai Mondiali del 2014.

16 – La Macedonia è talmente corrotta che sono pochi i bookmakers che accettano scommesse sulle gare del campionato nazionale.

17 – Il primo ministro del Belize ha disposto un’indagine per match fixing contro il capo dell’associazione di calcio nazionale.

18 – Il 3 novembre del 1997 il West Ham pareggiò col Crystal Palace al 65′ e d’improvviso le luci si spensero. Accadde anche in Wimbledon-Arsenal il mese seguente. Una banda sino malese aveva pagato i tecnici perché staccassero l’illuminazione quando il match aveva raggiunto il risultato desiderato.

19 – Il 4 febbraio del 2013 a L’Aia, in Olanda, il direttore dell’Europol, Rob Wainwright spiegò in conferenza stampa i risultati dell’operazione VETO, un’indagine durata diciotto mesi sul match fixing in Europa. Furono scoperte 400 partite truccate in 15 Paesi, coinvolti 425 tra giocatori, arbitri, dirigenti e criminali. Segnalò inoltre attività sospette in Africa, Asia, Centro e Sud America, Germania, Turchia e Svizzera.

20 – Nell’arresto che ha fatto partire le indagini, Wilson Perumal spiegò alla polizia finlandese che l’organizzazione era strutturata come una società. Al vertice il capo, un singaporiano che decide quali partite truccare, quanto pagare per le tangenti, dove inviare corrieri e agenti e dove piazzare le scommesse che avvengono principalmente in Cina. Sotto il capo ci sono sei azionisti provenienti da Bulgaria, Slovenia (2), Croazia, Ungheria e Singapore. Le vincite sono trasferite a Singapore dalla Cina tramite agenti. Gli azionisti ricevono percentuali sulle vincite anche se non sono direttamente coinvolti. 

Nel libro di Forrest il dito rimane puntato anche sulla Fifa, la quale non ha mai fatto davvero abbastanza per il match fixing, ponendo l’accento sulla sua ambiguità. “La Fifa è registrata in Svizzera come ente benefico ma con il suo utile di un miliardo di dollari, i contratti televisivi e di sponsorizzazione, non agisce come una normale organizzazione no-profit. Non si comporta nemmeno come un’azienda moderna con controlli e bilanci. Si trova invece in una sorta di limbo e per alcuni funzionari va bene così, visto che l’ambiguità agevola i profitti”. 

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“Come un tuono in cerca di pioggia”. Francia ’98, quando l’impresa di Suker&co. ispira un libro fuori dagli schemi

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Da ragazzino, il suo sogno, comune a tanti altri, era quello di giocare assieme a Maradona. Fino all’estate del ’98, Davor Suker era convinto che terminata la carriera, questo sarebbe rimasto il suo rimpianto più grande. E invece fu smentito nei primi anni della sua maturazione calcistica, quando nella stagione ’92-’93, al Siviglia, si ritrovò Diego come compagno di squadra. Il morso allo stomaco, quello che tormenta, arriverà solo più tardi, con i Mondiali di Francia. Il cammino straordinario della squadra outsider a scacchi biancorossi, si fermò solo in semifinale contro i padroni di casa che avrebbero conquistato il loro primo titolo. La Francia s’impose 2 a 1 con un’impensabile doppietta di Thuram. La gara, a dire il vero, pareva essersi messa in discesa, quando proprio Suker, al 46esimo, portò i suoi in vantaggio. Poi si scatenò il difensore ex Parma e alla Croazia rimase solo la medaglia di bronzo, vinta nella “finalina” contro l’Olanda per 2 a 1, nella quale segnarono Prosinecki, l’orange Zenden e Suker, che si laureò capocannoniere del Mondiale con il bottino di sei reti.
L’exploit dell’outsider in competizioni internazionali rappresenta uno dei motivi più forti per cui ci s’innamora del pallone. Sovente, diventa l’ ispirazione per un libro. In questo caso, quello della milanese Laura Basilico, “Come un tuono in cerca di pioggia”, della Robin Edizioni. Un romanzo fuori dai soliti schemi dove gli ingredienti sono l’amore, il calcio – tanto – e l’amore per il calcio – tantissimo. La protagonista Margherita Rimoldi, giornalista con la carriera bloccata, sta per sposarsi con Andrea. A scombinarle i programmi, nell’estate del ’98, l’incontro con l’ex Aljosa, svanito nel nulla quando qualche anno prima decise di partire alla ricerca dei genitori naturali in una Croazia sull’orlo della guerra civile. A meno di due giorni dalle nozze, Margherita sorprende tutti e raggiunge il ragazzo e i fratelli che si trovano a Parigi per seguire la Nazionale del Ct Blazevic, una mossa che rivoluzionerà la sua vita sentimentale e lavorativa.
“L’idea del libro – risponde Laura – è nata proprio alla fine del torneo stesso. L’impresa della Croazia mi aveva colpita molto e mi pareva valesse la pena di raccontare una storia controcorrente, anche un po’ romantica, della squadra poco accreditata che invece emerge e, con pieno merito, riesce a riscattare almeno in parte l’immagine di questo calcio moderno iper programmato, troppo in mano ai teorici e ai tecnocrati”. La fantasia lunatica delle squadre ex jugoslave non è stata l’ispirazione principale al titolo, preso a prestito da un brano degli U2: “C’è un verso in una loro canzone che dice “Come il tuono necessita la pioggia, io ho bisogno del tuo amore” – spiega la scrittrice – Margherita è un tuono, una persona piena di energia che necessita di venir canalizzata nel modo giusto, e quindi di sfogarsi, in un fragoroso temporale. E’ una giornalista e troverà la sua strada capendo di doversi occupare di ciò che ama e conosce profondamente: il calcio. Il percorso ovviamente è in salita, ma il giusto mix di ambizione, testardaggine e competenza alla fine le daranno ragione”. 418110_233828086708027_1385853463_n
Laura Basilico è una tifosa fuori dagli schemi tradizionali, dotata di grande competenza e il libro lo dimostra. “La mia passione per il calcio è nata in tenera età – racconta – sono entrata per la mia prima partita a San Siro a quattro anni e ho continuato ad andare allo stadio stagione dopo stagione. Mi ritengo abbastanza obiettiva ed equilibrata e la mia visione pacifica del tifo è del resto quella che ho voluto illustrare e veicolare anche attraverso le pagine del mio romanzo: una visione diversa anche nel linguaggio, lontana dal lessico bellico più tipicamente maschile”. Narrativa calcistica con un tocco rosa quindi, non per questo meno credibile anche se l’autrice sa quanto una donna faccia ancora fatica ad esserlo in campo calcistico: “E’ una questione che tocca praticamente ogni aspetto della vita sociale e professionale – risponde – Quando una donna in qualche maniera “invade” un ambito tradizionalmente maschile deve fare i conti con una fortissima resistenza preventiva, con lo scetticismo, a volte semi-velato per convenienza ma in realtà più che palese. Nel caso specifico del mio romanzo, mi sono tolta diverse soddisfazioni: sorprendere positivamente una buona fetta di lettori maschi, divertire tante lettrici a digiuno di calcio senza annoiarle, entusiasmare quelle a cui invece piace sentirlo raccontare in modo più consono alla loro sensibilità”. 
“Non ho mai avuto problemi con il mio essere tifosa in famiglia – aggiunge – perché lo siamo o siamo stati un po’ tutti. All’esterno perché questa caratteristica “anomala” è stata considerata di solito più una bizzarria che un difetto o qualcosa del genere. Devo dire, a costo di apparire indisponente, che gli atteggiamenti altrui, se negativi o di derisione, non mi avrebbero toccata in ogni caso. Perché una persona dovrebbe giustificare le proprie passioni, specie quando non arrecano danno a nessuno?”.
Giusto, anche perchè il calcio sta diventando una passione di genere trasversale ormai da anni, grazie anche alla sua piacevole invasività un po’ in tutti i campi del quotidiano e la sfida sta proprio nel non farsi cannibalizzare: “Il suo ruolo, nel libro, è di fare da sfondo e da collante – dice Laura – Racconto una vicenda di persone, di sentimenti, di rapporti umani non sempre facili, sfruttando, per così dire, avvenimenti sportivi e storici reali come la guerra civile jugoslava. Spiegare invece qual è il ruolo di una passione nella propria vita non è mai semplice. Posso citare le parole della sorella di Margherita: “Il tifo potrà anche essere una cosa seria, e io nel mio piccolo passo per una maniaca, ma non abbastanza da farmi andare al lavoro dopo una disfatta con una smorfia da personaggio di Stephen King”. Come dire, tifosa accanita sì, ma le cose fondamentali della vita sono ben altre”.

L’incipit del libro lo trovate qui

Ronaldo e Gesù Cristo, la bulimia, il ginocchio dopato, l’incompreso da Ganz

Campionato del Mondo Germania 2006  Brasile - Ghana

La generazione dei tornelli, dei primi numeri personalizzati di maglia, degli ultimi colpi stellari del calciomercato in serie A, ricorderà un solo Ronaldo. E non si tratta certo di un Cristiano: quello è troppo perfetto, statuario, senza cicatrici e i capelli pietrificati dal gel. Luis Nazario da Lima è più vicino alla fragilità umana, ma lontano dal simbolo Pelè. Il ragazzo povero, dai calci al pallone sulla pietra e il cemento che diventa ricco, famoso, il migliore e poi piega in basso nella sua discesa, dimostrando prima di saper superare crisi epilettiche, tendini a pezzi, un sistema nervoso fragile, un fisico pesante, la bulimia.
La fame di tutto ha segnato la vita di Ronaldo e lo sta facendo ancora: cibo, donne, soldi – tanti – esagerazioni, la vita sul filo del rasoio, perchè “Non mi è stato mai permesso di vivere una vita normale” ha sempre detto. Niente della sua carriera calcistica è stato ordinario, soprattutto se ti chiamano subito “Fenomeno” e la Pirelli ti apre le braccia come Cristo. Il calcio è religione, più spesso blasfemia. Lo scrittore catalano Manuel Vazquez Montàlban lo ha amato più di qualsiasi altra persona (al pari di Massimo Moratti) e di lui ha condensato un ritratto memorabile: “E’ un pugile col colpo del ko facile ma con i piedi di Fred Astaire”. Con i guantoni ha fatto forse a botte con le sue paure, come ballerino i vari carnevali dimostrano che non se la cava un gran che. Il pallone: il pallone sì, è stato tutto.
“Paura del buio” di Enzo Palladini, è una biografia non autorizzata del calciatore, nel quale non viene omesso niente che non si possa sapere di Ronaldo, dentro c’è anche l’amore – neppure troppo tra le righe – del giornalista per un giocatore compiuto al 70% al quale questo, l’autore rimprovera, più di qualsiasi altra scelleratezza, anche se ne è la conseguenza.

Il ginocchio e l’ombra doping – Il dolore inizia nella seconda stagione al Psv. La genesi di quella che sarà una croce, inizia con un chiodo in terra olandese, nel 1995. Rapidi furono l’aumento di chili e centimetri, magari troppo e allora il sospetto. Bernardino Santi, coordinatore della struttura antidoping della federazione calcio brasiliana, non ha dubbi quando rilascia un’intervista nel 2008 a al quotidiano “Folha de Sao Paolo”: “In Olanda hanno somministrato anabolizzanti a Ronaldo (…). Ho parlato con colleghi olandesi e con persone che lavorano intorno al Psv, anche se non direttamente con i medici del club. Somministravano alcuni integratori vitaminici a Ronaldo, ma tra questi c’erano anche anabolizzanti che potrebbero averlo fatto crescere più di quanto la natura avesse previsto. I suoi infortuni successivi sono stati la conseguenza di una crescita muscolare eccessiva”. Le dichiarazioni di Santi fecero scalpore e la stessa Federazione brasiliana lo attaccò duramente. Il dubbio legittimo, aveva i contorni di un’ipotesi veritiera ma si doveva soprassedere.

Lo slogan della Nike censurato – Nell’ottobre del ’96 il Barcellona umiliò il Compostela per 5 a 1 con doppietta di Ronaldo. Uno di quei gol è nella storia e sempre lo sarà per la sua bellezza, visto e rivisto più volte al rallentatore e montato in varie versioni su you tube. Lo sponsor americano decise di comprare i diritti della partita e di regalargli uno slogan religioso: “Immagina di chiedere a Dio di diventare il più forte calciatore del mondo… E Dio ti ascolta”. Di quella pubblicità non se ne fece niente, con l’opposizione degli avvocati del Compostela che parlarono di immagini prive di consenso e umiliazione pubblica degli avversari.

Paura del buio – Nel 2000 una giornalista della rivista “Veja” riuscì a strappare a Ronaldo un’intervista interessante.
– Ha paura di qualcosa?
– Non ho paura di niente
– Di niente?
– Solo del buio
– Dorme con la luce accesa?
– Completamente accesa
– Ma di cosa ha paura? Dei ladri?
– No, di cose che fanno parte della mia immaginazione.

Ganz non capisce – Il corteggiamento costante di Massimo Moratti, ha epilogo felice nel 1997. E l’arrivo di Ronaldo il Fenomeno, qualche malumore lo creò. Il più amareggiato dall’arrivo di un concorrente, fu Maurizio Ganz che durante il ritiro sbottò: “Non capisco perchè abbiano preso un altro attaccante, visto che eravamo già in tanti”. La Serie A era ancora un campionato serio e di Ronaldo ci si poteva ancora permettere il discorso fritto del “Dovrà conquistarsi il posto in squadra, nessuno ce l’ha per diritto divino”. Esterofili sì, ma prima d’incensare…

Profumo di Beckham – In una partita di Champions del 2003, il Real battè il Manchester per 3 a 1. Ronaldo e il giocatore inglese si scambiarono la maglia: fu il primo gesto di una lunga serie a costruzione di una futura amicizia. “Volete sapere una cosa? – disse il brasiliano nel post gara – Alla fine della partita la maglia di David non puzzava di sudore, anzi era profumata. Questa è classe”.

Amabili resti – Palladini, chiude così la biografia: “(…) Negli occhi di chi l’ha visto giocare dal vivo, resteranno accelerazioni che non si erano mai viste prima e che non si vedranno più. Resterà il ricordo di un numero 9 che per una beffa del destino ha giocato due delle sue migliori stagioni con il 10 (primo anno all’Inter) e l’11 (primo anno al Real e unico campionato nazionale vinto), resterà il soprannome di Ronaldo Fenomeno che nessun Cristiano potrà mai usurpare. Lo aspettano anni di ricordi e di agiatezza, forse un giorno spiegherà almeno a se stesso perchè non ha voluto diventare il più grande di tutti. Paura del buio, ma forse anche della luce”.