Azeglio Vicini, l’Incompiuta e l’immortalità mancata

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“La verità è che Vicini deve rassegnarsi a capire che per ora ha perso la sua piccola possibilità di diventare immortale. Non ha fallito e non ha vinto, è rimasto nell’anticamera del trionfo. Ed è in quest’ ambiente da troppi anni per non capire che le quasi vittorie nel calcio sono più dannose delle sconfitte”. Così scriveva Mario Sconcerti su “La Repubblica”, il 23 agosto del 1990. Al Ct, protagonista di una conferenza stampa infuocata, non aveva ancora metabolizzato, a due mesi e mezzo dalla gara contro l’Argentina, la finale mancata a “Italia ’90”. Gli azzurri partivano con tutti i favori del pronostico, il quale indicava come certo almeno il raggiungimento del secondo posto. Diversamente sarebbe stata una sorta di tragedia sportiva. In realtà, il match al “San Paolo” fu uno psicodramma, prima-durante-dopo.

Martedì 3 luglio 1990. Argentina 1 a 1, 4 a 3 dopo i calci di rigore, recita il tabellino.
Al 17′ Schillaci colpì con la tibia il pallone scagliato verso la porta da Vialli e portò l’Italia in vantaggio: “Quando esultai andando verso la bandierina – spiegò qualche anno dopo l’attaccante – Giannini da dietro mi disse: Certo che culo che c’hai!”. 
Al 67′ però, si compì l’episodio che nessuno interpretò come quello che pose fine alla partita. Maradona aprì sulla sinistra per Olartigochea che crossò a destra sulla testa di Caniggia. La difesa fu colta come impreparata, Zenga uscì male e la punta albiceleste sfiorò il pallone mettendo a segno l’1 a 1.
“Un gol non irresistibile, forse preso in maniera inattesa”, commentò proprio Vicini tempo dopo, a occhi stretti, mezzi chiusi tra le rughe d’espressione.
Quella rete fu una beffa, più che un colpo, fu una carezza, fu la resa nervosa e di energie degli azzurri, ai quali rimase solo la forza di volontà e una solida convinzione: “Abbiamo continuato a costruire, a cercare di vincere, io non volevo andare ai calcio di rigore – spiegò qualche anno dopo l’attaccante –  Loro invece sì, tanto che facevano molti falli, spezzettavano spesso il gioco”. 
“Fu difficile affrontare il momento dell’eliminazione – raccontò ancora il capocannoniere del Mondiale italiano – Io ricordo che sono rimasto seduto dentro lo spogliatoio, mi veniva quasi da piangere: aver mancato una finale senza aver mai perso in campo”.

ARGENTINA – ITALIA 4-3 DTS (1-1)
Reti: 17′ Schillaci, 67′ Caniggia
Sequenza Rigori: 0:1 Baresi, 1:1 Serrizuela, 1:2 Baggio, 2:2 Burruchaga, 2:3 De Agostini, 3:3 Olarticoechea 3:3 Donadoni (parato), 4:3 Maradona, 4:3 Serena (parato)
Argentina: Goycoechea, Ruggeri, Simon, Olarticoechea, Serrizuela, Giusti, Burruchaga, Basualdo (99′ Batista), Calderon (46′ Troglio), Caniggia, Maradona. Allenatore: Carlos Bilardo.
Italia: Zenga, Baresi, Bergomi, De Agostini, Ferri, Maldini, Donadoni, De Napoli, Giannini (75′ Baggio), Vialli (71′ Serena), Schillaci Allenatore: Azeglio Vicini
Arbitro: Vautrot (Francia)

Sacchi ha detto che Donadoni non è un rigorista
“Non ho nulla da rispondere, di rigoristi non ce ne sono 200”.
E se al posto del Ct andasse un allenatore di club?
“Provate e vedete cosa succede. Sono proprio curioso. Parlando seriamente, avrebbe molti problemi. La formula del Mondiale sarà pure da cambiare, non so, certo il caldo gioca un ruolo pesante”.
Con quest’aria che tira, figuriamoci se può accettare critiche alla squadra, perciò viene al sodo:
“Subito dopo le sostituzioni c’è stato il doppio infortunio di Schillaci e Ferri”.
E già che ci siamo ce n’è anche per i commenti di Vialli e Giannini:
“Ho detto a Giuseppe che ha fatto un grande Mondiale e che l’ho sostituito perchè mi sembrava fosse stanco. Se non ha capito glielo spiegherò meglio. Ieri abbiamo visto insieme Germania-Inghilterra e facevo notare a Giannini la tranquillità con la quale Butcher lasciava il campo. Per quanto riguarda Vialli, mi sembra del tutto normale che l’attaccante insegue il difensore che viene avanti, succede in tutto il calcio moderno. Non me la prendo affatto per ciò che ha detto, questi giocatori dovrebbero avere la scaltrezza di capire che ogni loro dichiarazione può essere strumentalizzata. E su Vialli non aggiungo altro: so io quello che c’è voluto per imporlo quando non era titolare neanche nella Sampdoria. Rispetto la delusione: forse io a 57 anni ho più buon senso e quindi maggiore tolleranza. Su certe dichiarazioni va anche detto che si parla coi giornalisti tutti i giorni e ogni tanto ci sono frasi così…”.
“Io troppo buono? No, magari cinico, come quando ho dovuto far fuori gente che aveva vinto un mondiale o giocatori come Dossena e Bagni”.
Vicini dice queste cose, perchè sta per porre un problema analogo e vuol parlare del futuro:
“Oggi come oggi l’Italia mi è sembrata una squadra di buona levatura, no, non c’è stato alcuno sfinimento fisico. Andate a verificare chi ha tenuto più palla e iniziativa nella partita con l’ Argentina, perfino nei supplementari. D’altronde sul piano fisico non si possono avere Zatopek e Mennea insieme, se guadagni in quantità perdi in qualità e viceversa”.
Eccolo:
“Pensiamo al futuro, i trentenni dovranno lasciare il campo”. 
C’è un’ eccezione a questo discorso, riguarda Baresi:
“Non scherziamo, lui resterà in azzurro”.
Ultimo colpo per il presidente Matarrese:
“Ha detto delle cose sull’arbitro. Lui però parla da politico, sono certo che non sente intimamente quello che dichiara”.

(La Repubblica, 6 luglio 1990)

“Vicini è scivolato su una buccia di banana con quelle polemiche sul mondiale. Era l’ultima buccia di banana permessa: non avrà un’altra possibilità di rialzarsi” (Antonio Matarrese, Guerin Sportivo, settembre 1990)

I mesi che seguirono Italia ’90 furono duri per il Ct che alzò, in ogni occasione, un muro per difendere il suo operato sempre e comunque, redarguire i giornalisti che a comandare non erano le loro opinioni, ma lui in persona senza farsi condizionare da nulla nelle sue scelte. Fu una parabola discendente, che si chiuse con la mancata qualificazione a Euro 1992.

“(…) Etichettata come bella e senz’ anima, bella e discontinua, bella e sventata, la nazionale di Vialli e Baresi, Zenga e Giannini, Bergomi e Maldini ha illuso molto e deluso in proporzione alle illusioni. (…) Di fronte ai risultati, o ai non-risultati, Matarrese ha commesso l’ errore di mettere troppo in anticipo allo scoperto Vicini e, di conseguenza, anche Sacchi. Ma una decisione andava presa. La nuova Italia riparte in salita, con molti occhi addosso. Ma la vecchia Italia, che esce imbattuta eppure battuta da Mosca, non è da rimpiangere più di tanto”. 

(Gianni Mura, ottobre 1991)

 

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