Guy Acolatse, il primo giocatore di colore in Bundesliga

Guy Ac

Nero come la notte, veloce come un antilope e dotato di un calcio pari ad un colpo di fucile progettato per uccidere elefanti. Luglio 1963. La “Bild” descrisse così Guy Acolatse al St Pauli, primo giocatore di colore ad essere tesserato in Germania. “La squadra di Ambrugo – spiegò il centrocampista – era alla ricerca di un numero dieci e il tecnico Otto Westphal mi ha chiesto se ero interessato a venire in Germania e io dissi di sì”. L’Allenatore tedesco era stato Ct del Togo, paese di provenienza di Guy, nel quale nacque il 28 aprile del 1942 (pare).
Acolatse aveva esordito in Nazionale a 17 anni ma disarmante era la sua ingenuità di fronte alla moltitudine di tifosi che lo ricevette ad Amburgo:
“Si sta giocando una partita?” chiese stupito davanti a così tante persone.
“No – rispose Westphal – Stanno aspettando te”.

In effetti la curiosità era tantissima in Germania. Le stesse testate nazionali prima parlarono di Acolatse come di un colpo pubblicitario per il St Pauli, ma la vera attrazione in quegli anni Sessanta dove anche in Europa arrivò il grido “I have a dream” di Martin Luter King, era proprio il colore della pelle di Guy. “Nero come la moka, tanto da fermare un cuore”, scrisse ancora la Bild e non solo: riguardo gli anni di carriera in Germania, si crearono tutta una serie di leggende metropolitane, tipo il fatto che c’era chi gli si avvicinava grattandogli le braccia con le unghie, incredulo che quello fosse davvero il colore naturale della pelle. “I tedeschi mi guardavano come fossi un’attrazione – diceva lui disturbato – non avevano mai visto un uomo di colore in tutta la loro vita”.

Acolatse non era un campione e non lo diventerà mai, anche perché nel ’63 il St Pauli militava in un campionato regionale. Tuttavia nella prima di campionato, fece un’ottima impressione a tifosi, giornali e addetti ai lavori. “Tecnica squisita, tocco sublime, altruismo sotto porta”, giudicò una rivista locale. La “Bild” – ancora – non si risparmiò e scrisse più o meno così, in una traduzione non letterale: “Il nero del Togo delizia 7000 spettatori”.

Il centrocampista circoscrive il suo momento più bello a quando affrontò il Bayern Monaco in un’amichevole. Acolatse definisce “indimenticabile” l’essersi confrontato con Franz Beckenbauer, all’esordio in prima squadra. Il primo campionato con il St Pauli si chiuse con una rete, mentre il secondo con cinque. Seppur il contributo del nazionale di Togo fu importante, il club lo scaricò e lui si si trasferì al Barmbek-Uhlenhorst. Tornerà ad Amburgo dopo tre anni come giocatore e inizierà ad allenare le giovanili nel ’73. Poi la decisione di trasferirsi a Parigi, città nella quale vive tuttora.

Nonostante qualche difficoltà di ambientamento in un paese che lo guardava con curiosità morbosa,  Acolatse è felice di quell’esperienza: “Ero l’unica persona di colore nei campionati tedeschi e l’unico togolese.  Quando giravo per Amburgo guardavano tutti me, unico ragazzo di colore. Ma non mi dispiaceva”. Anche perché di quella pelle color ebano, il giocatore se ne è in qualche modo avvantaggiato: “Se mi tocchi ti mordo, il negro morde!” dicevo. Nonostante fossero più grandi, avevamo comunque tutti paura di me”. Non sono mancati neppure gli episodi di razzismo, nei locali come in partita: “Qui non puoi sederti” oppure “Guy se segni contro di noi ti arrivano le banane, scimmietta!”, urlavano a volte dagli spalti. Acolatse però non se n’è mai fatto un problema: “Guadagnavo molto rispetto ad un operaio tedesco – ricorda – Avevo un bell’appartamento e una macchina, la prima è stata un Fiat, poi ho comprato l’auto dei miei sogni: una  Volkswagen 1600”. A dirla tutta, l’ex centrocampista ora fa fatica a comprendere le proteste dei calciatori di oggi: “Oggi si sentono insultati e fanno tutti gli offesi – ha dichiarato qualche anno fa – ma se non vinci è normale che il pubblico si arrabbi. Alla fine giochi per loro”.


Fonti:

Bundesligafanatic.com

Kaiser Magazine

Ndr.de

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