Obilic FK, la vendetta di Arkan contro la Stella Rossa

Obilic supporter

Sono passati quindici anni dall’assassinio di Zeljko Raznatovic, per il mondo Arkan, “signore” del conflitto jugoslavo negli anni Novanta. Il comandante di uno degli eserciti paramilitari più sanguinari della guerra nei Balcani ha ancora il suo ritratto intatto a Belgrado, nello stadio dell’Obilic FK.

É paradossale ma nonostante i tre lustri dal suo omicidio, la presenza di Arkan è palpabile in ogni strada della capitale serba. “C’è un numero di persone convinte che sia ancora vivo da qualche parte, in giro per il mondo – scrive il reporter americano Christopher Stewart – in attesa di fare la sua rentrée, di prendersi la sua vendetta. Come mi disse una sera in un night locale un tifoso della Stella Rossa sui vent’anni: «Cazzo, Arkan è Dio»”. E poco importa se gran parte degli ultras biancorossi abbiano dato la vita per lui, reclutati e indottrinati a morire nel conflitto, in nome di un patriottismo feroce, senza tornare più se stessi.

Arkan a fine conflitto, invece, tornò. La leggenda di quello che aveva fatto in guerra aveva impregnato pure i calcinacci e i muri disintegrati della Serbia fantasma post bellica. Raznatovic era anche più ricco e forse stanco di essere solo il signore della guerra. Appassionato di calcio qual era decise di ripulire una parte del bottino di guerra nel calcio. Il primo due di picche lo prese proprio dalla sempre amata Stella Rossa. Era il 1996, l’allora presidente del club più famoso di Belgrado rifiutò l’offerta di Arkan. La tigre scelse allora di acquistare l’Obilic, l’altra squadra della capitale, e nel giro di un paio di anni non solo la portò nella massima serie ma gli fece conquistare il primo e unico titolo nazionale della sua storia. La scelta di puntare su un club originariamente così modesto era dettata da suggestioni al limite tra storia e leggenda nonchè megalomania. Obilic FK come Milos Obilic, colui che combattè nella battaglia contro il Kosovo, nella quale il popolo serbo perse contro i turchi e restò senza patria per 500 anni. Arkan, tra l’altro, si sentiva il messia, il nuovo Obilic, capace di riscattare il popolo serbo e il conflitto appena terminato ne era la prova.

(Arkan con una sorta di premio fair play consegnato al suo Obilic. Fonte sito ufficiale)

Come presidente Raznatovic non soffocò la sua natura bellica e gestì la squadra come fosse un esercito paramilitare. Scelse le divise gialle per i giocatori, gialle come le tigri, poi tappezzò il nuovo stadio “Miloš Obilić” di sue foto e dell’elenco dei suoi uomini morti in guerra. Raznatovic costruì il nuovo impianto in vetro e acciaio spendendo molti milioni di dollari e lì ubicò il suo ufficio di presidente, con vista sul campo.

“Si muoveva nel calcio come in guerra”, si sente dire ancora da queste parti su Arkan ed effettivamente di aneddoti violenti e incredibili ce ne sono da ricordare tanti riguardo la sua gestione. Le minacce ai giocatori avversari, tipo lo spaccare le rotule nel caso avessero segnato, era una prassi. Così quelle agli allenatori delle squadre che dovevano perdere contro l’Obilic. Pare che un tecnico che si rifiutò di cedere un suo giocatore ad Arkan fu ucciso e il calciatore chiuso in un portabagagli di un suv, trasportato poi di forza nella sua nuova squadra.

Neppure segnare all’Obilic era divertente perchè lo stadio brulicava di uomini vestiti in nero e poco raccomandabili nelle zone nevralgiche dello stadio. Arbitrare l’incontro era possibile solo dopo aver ascoltato i suggerimenti dei dirigenti tigrati pro Obilic intimati al malcapitato direttore di gara. E c’è anche un altro aneddoto incredibile sui metodi di Arkan: pare che negli spogliatoi degli avversari venisse immesso del gas sedativo attraverso le condutture dell’aria condizionata. Vero o meno, quella volta che la Stella Rossa giocò al “Milos”, i giocatori si vestirono con le loro divise da gioco in pullman e tra il primo e secondo tempo rimasero in campo.

Non era più un gioco, Raznatovic e quel campionato falsato misero in crisi gran parte dei giocatori serbi. Perica Ognjenovic confessò sconsolato ad una testata locale: “Questo non è calcio, questa è guerra” e lui, come tanti altri, pensava di continuare la carriera fuori dai confini nazionali.

Anche i tifosi dell’Obilic adottarono i metodi del loro massimo dirigente. Armati facevano irruzione negli spogliatoi dei propri giocatori e di quelli avversari, con minacce di morte e di aggressione fisica. È successo spesso che qualche giocatore, magari punta di diamante della rosa, divenne indisponibile senza motivazione prima del match oppure che qualcuno non scendesse in campo nei secondi tempi. Un tesserato disse chiaramente di essere stato rinchiuso in un garage dagli uomini di Arkan, forse perchè la sua prestazione fu sotto tono quel giorno.

Sì perchè se la vita era dura per gli avversari, anche per i giocatori dell’Obilic sottoposti a disciplina militare, il calcio aveva perso molto del suo lato sportivo. Non si poteva bere prima delle partite, pena la fustigazione. Arkan non accettava alcol e droghe nemmeno nelle sue tigri durante i conflitti: le sanzioni erano così dure che si rischiava di venire percossi a morte.

Perdere era inamissibile e punito. Ad esempio, al ritorno a Belgrado dopo una sconfitta, il pullman si fermò all’improvviso in mezzo alla strada. Arkan ordinò ai suoi di scendere e ripartì lasciandoli tornare a piedi a casa: la capitale serba distava almeno trenta chilometri.

La disciplina bellica funzionò almeno dal punto di vista dei risultati: l’Obilic, vincendo il campionato, riuscì nell’impresa storica di qualificarsi alla Champions.

Successivamente, fu la vedova di Arkan ad assumere la presidenza dell’Obilic, la popstar Ceca Raznatovic, tuttora massimo dirigente. Di lei, personaggio ambiguo da sempre, si dice che abbia ereditato anche alcune attività illecite di Arkan, non limitandosi solo alla squadra di calcio.

(La presidente dell’Obilic, vestita di celeste, Ceca Raznatovic, vedova di Arkan, a Belgrado, nel turno preliminare di Champions dove l’Obilic si confrontò con il Bayern Monaco e perse 4 a 0 – Getty Images)

Il sito ufficiale – www.fcobilic.co.rs – non viene aggiornato dal 2002. Questo lo staff tecnico e la squadra che vinse il campionato nella stagione 1997-98: Dragan Šarac, Darko Nović, Živojin Juškić and Aco Vasiljević; Saša Mrkić, Saša Kovačević, Saša Viciknez, Ivan Litera, Zoran Ranković, Nenad Grozdić, Saša Zorić, Marjan Živković e Goran Serafimović.

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