Dalla Roma alla Samp: generatore semi-automatico delle presentazioni alla stampa di Cassano

Cassano

“Cassano è una delle mie tante scommesse perse. Uno del suo talento avrebbe dovuto rompere il mondo, non le scatole”

Roberto Beccantini – Guerin Sportivo

Sette maglie in poco più di quindici anni. E che maglie: partendo da Bari, Cassano ha indossato quelle della Roma, del Real Madrid, della Sampdoria, del Milan, dell’Inter e infine del Parma. Rapporti tutti nati inizialmente sulla scia dell’entusiasmo, buoni propositi da Capodanno e poi la consunzione lenta, l’epilogo in strappi irricucibili. Da mesi senza squadra, ha lanciato oggi segnali d’amore ad un ex: il club blucerchiato. Se da Genova gli apriranno ancora la strada, una cosa è già prevista: la dichiarazione che rilascerà nell’ennesima prima conferenza. Quindi ecco un “Cassano blob” di tutte le sue presentazioni alla stampa ad ogni cambio maglia, di promesse fatte e mantenute per metà se non un terzo. E in fondo se le è cantate anche da solo: “Nella mia carriera ho fatto più danni della grandine, se avessi avuto la testa avrei giocato da solo sulla luna”. Voto 10 alla consapevolezza maturata.

Roma 2001 – «Andrò a giocare nella squadra campione d’ Italia, fra tanti fuoriclasse. Quello che era soltanto un bel sogno è diventato realtà. Non vedo l’ ora che inizi il prossimo campionato, per dimostrare tutto il mio valore. Sapete, credo che sarà più facile esprimermi fra tanti campionissimi. Con loro, la palla ti arriva anche… sull’ orecchio. A Roma, si potrà scoprire un altro Cassano. Ben diverso, dal calciatore che si è visto a Bari negli ultimi tempi. La panchina? Non può essere un problema, quando gioca gente di quel calibro. Sensi è un uomo unico. É stato sufficiente parlargli un’oretta, per capire che tratta i suoi calciatori come figli. (Capello ndr) Avrà un uomo a sua disposizione, non un ragazzino. Già, non lo deluderò. So che lui è un duro, pretende sempre il massimo impegno, in ogni momento. Ebbene, sono pronto ad affrontare l’esame più severo, ma senza dubbio anche il più suggestivo della mia vita».

Real Madrid 2006 – «Voglio far tacere tutti coloro che in questi anni mi hanno massacrato. Sono venuto a Madrid per voltare pagina, per crescere, per maturare. Dell’esperienza romana preferisco non parlare. Da oggi per me conta solo il Real. Ho realizzato un sogno. Sono andato via dalla Capitale perché era ora di cambiare aria. A Roma mi sono trovato bene all’inizio, il periodo migliore è stato il triennio vissuto con Capello, quello peggiore gli ultimi diciotto mesi. Nei primi anni mi sono sentito molto amato dalla gente, poi il rapporto è cambiato. Io ho commesso i miei errori, ma qualcuno ha sbagliato più del sottoscritto, eppure le colpe erano sempre le mie. Mi hanno dato del mercenario: ma io per venire a Madrid ho rinunciato a molti soldi. Giocare nel Real è il primo mattone. I prossimi traguardi sono il Mondiale e il Pallone d’ oro. Dicevano che nessuna squadra mi voleva, che le voci di mercato sul mio conto erano un bluff. Invece eccomi qui, al Real. É stata la mia prima scelta dal primo giorno. Volevo questa squadra da almeno sei mesi. Come si comporterà ora chi affermava certe cose?»

Sampdoria 2007 – «Tengo a precisare – come ho già detto questa mattina al presidente – che ho avuto tante e tante richieste, da club dove avrei guadagnato più soldi ma questo mi interessava poco.  Sin dal primo giorno quando ho saputo dal mio procuratore che c’era la Samp, ho detto subito sì. É una società seria, me ne hanno parlato tutti bene. Hanno un progetto importante e grande fiducia nel sottoscritto. Nei momenti di difficoltà anche quando avevo delle problematiche e nessuno si esprimeva positivamente su di me, il Direttore Marotta ha sempre parlato bene. É la città giusta, accolto in maniera straordinaria. Ho bisogno di affetto, se lo sento riesco a dare il 110%. Voglio tornare ad essere un calciatore importante, quello che sono stato fino a un anno, un anno e mezzo fa. Adesso di me si dicono solo le cose negative”.

(Qui la rottura e il litigio con l’ex patron Garrone).

Milan 2011 – «Mi sento più forte con lei accanto (dice a Galliani in conferenza stampa ndr). Di Milano non mi piace solo il traffico. Impiegare un’ ora per arrivare dal centro a Milanello è dura, ma lo faccio per mia moglie che vuole vivere lì. Non ci capisco nulla, prenderò tante multe, spero che Galliani mi dia l’ecopass. Penso e sono sicuro che il Milan sarà la mia ultima squadra. É il top, la più titolata al mondo, più in alto di così c’è solo il cielo. E sono sicuro anche che qui non fallirò. Ho fatto tanti guai, ora sto per diventare padre, è una grandissima responsabilità e so che non tradirò chi ha creduto in me. Il Milan mi può dare tutto, io posso portare la qualità e la disponibilità per raggiungere un unico risultato: vincere. (Gattuso ndr) Mi ha ricordato che qui ho tutto per fare bene perché è tutto perfetto. Se dovessi sbagliare, sarei da rinchiudere in manicomio, ma so che andrà tutto nel modo giusto».

Inter 2012 –  «Voglio ringraziare Moratti, che mi ha abbracciato con affetto l’altro giorno, ma anche Marco (Branca) e Piero (Ausilio), perché quando le cose non vanno bene tutti lo sottolineano, invece quando vanno bene – visto il grande mercato fatto – non lo dice nessuno, perché non sono buoni a leccare… Sono felice, è molto importante per me che abbiano fiducia nell’uomo Antonio. Quella mia frase sul manicomio e il Milan? Dissi “Se sbaglio sono da manicomio”: se sbaglio io, ma io non ho sbagliato. A farlo è stato qualcuno sopra l’ allenatore. Prometteva prometteva, tanto fumo e niente arrosto, per questo sono dovuto andare via. Se era Galliani? Lo dite voi… Io poco riconoscente? Ringrazio la gente del Milan, i tifosi che quando ho avuto il problema al cuore mi sono stati vicini, i compagni, poi Berlusconi che mi ha messo a disposizione un impero e Barbara Berlusconi che è stata carina con me. Poi il dottor Tavana che mi ha salvato la vita e Tassotti. Ma non altri. Quella persona non la ringrazio, tanto fumo e poco arrosto: quando si fanno troppe chiacchiere non si fa mai niente. Tifo Inter da quando sono piccolo e l’ho scelta perché mi hanno voluto tutti all’unanimità, anche i compagni, compresi Sneijder e il capitano Zanetti. E poi, sono venuto qui per togliermi lo sfizio Nagatomo: Yuto era un mio pallino da sempre…»

Parma 2013 – “Il direttore che mi chiamava a qualsiasi ora. Lo sentivo più di mia moglie. Sono convinto di fare delle grandi cose, mi toglierò grandi soddisfazione. É l’anno del Mondiale e sarò ancora più stimolato. Spero sia la mia ultima piazza, voglio finire alla grande. Parma non è una piazza tranquilla, qui non si fanno le vacanze. Ci sono stati grandissimi giocatori. Tutti dobbiamo dare il massimo e lo dirò anche ai miei compagni. Ringrazio tutta l’Inter ma non ringrazio Mazzarri, prima che firmasse mi ha detto che ero un titolare fisso, dopo che ha firmato mi ha mandato via. Sono andato via dall’Inter perché non rientravo nei suoi piani. Tutti devono essere consapevoli di avere Antonio, altrimenti vado. La gente mi deve voler bene dal primo giorno come a Parma”.

Fonti:

La Repubblica

Youtube

Gazzetta dello Sport

It.ibtimes.com

Corriere della Sera

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