Pallone D’Oro, 5 motivi per cui se lo meritava Müller

I pronostici lo vogliono ancora in mano a Ronaldo. L’ipotesi affascinante in quelle di Neuer. Il “calcolo delle improbabilità” stretto a  Messi. A meno di clamorose sorprese, il Pallone D’Oro lo vincerà per il secondo anno consecutivo l’attaccante del Real Madrid, forte anche della “Décima” Champions merengue.

 

Al di là dei meriti obiettivi di Ronaldo e sui quali c’è poco di opinabile, un margine di discussione è lecito mantenerlo e quindi non sarebbe stata blasfemia il Balon D’Or a Thomas Müller. Per 5 motivi:

 

 

1 – Trofei vinti nel 2014. Con il Bayern Monaco ha vinto la Bundesliga e la Coppa di Germania. In quest’ultima si è laureato capocannoniere con otto gol. Con la Germania è diventato campione del mondo, ha vinto il Pallone D’Argento del Torneo, la Scarpa D’Argento, ha ottenuto un posto nell’All Star Team. Il Ct Low lo sa benissimo: ai fini della vittoria finale è stato determinante. Nell’esordio con Portogallo fa tripletta, in quella col Ghana rimane all’asciutto, nella successiva con gli Usa è il match winner. Nella vittoria tennistica col Brasile è lui a sbloccare lo 0 a 0 prima del diluvio.

 

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2 – Ruolo senza etichette. Ala destra, trequartista e seconda punta. Se di Neuer è stato detto che è il prototipo del portiere moderno ma comunque portiere, è invece difficile mettere un’etichetta a Müller. Alto un metro e 86, gambe magre e veloce, se si chiede proprio a lui il ruolo che ricopre in campo, risponde: “raumdeuter”, una sorta di investigatore degli spazi, un ricercatore degli stessi. E ha ragione, miglior modo di definirlo non c’è. “Devi saper adattarti in campo e trovare la tua nicchia per ritagliarti il ruolo che andrai a ricoprire anche fuori dal campo – risponde Thomas – Ho sempre saputo che con un difensore alto un metro e 90 e di 90 chili di peso non avrei avuto alcuna possibilità nel duello, la soluzione è quindi quello di evitarlo, trovarmi uno spazio e il tempo giusto”. Müller è quello che compare all’improvviso in pezzetti di campo che non avevi considerato, che mette la zampata facile nei tempi e nei modi in cui non avresti immaginato per poi dire “Ah ma questo lo segnavo anch’io”. Sì, probabile, ma prima l’ha messa dentro lui, anche perchè ha un’altra abitudine. Quando si trova solo davanti al portiere lo fissa negli occhi e con la punta del piede mette la palla all’angolo opposto della porta.

 

3 – Il ragazzo della porta accanto. È una star ma fa finta di non saperlo. Non è uomo da spot di rasoi, profumi e creme antirughe. E infatti pubblicizza il latte insieme ad un altro attaccante storico tedesco: l’omonimo Gerd:

 

 

Non gli importa niente dei tatuaggi, della fama, della popolarità e ci tiene ad essere naturale. Non di rado è capitato che dicesse ad un giornalista “Mi hai fatto una domanda di merda”. Dopo la vittoria per 7 a 1 con il Brasile, trovò il modo di ammutolire i giornalisti anche in quell’occasione: “Dopo la nostra difficile partita contro l’Algeria ci avete criticato. Adesso, invece, ci state lodando in Cielo”. Ecco, forse più che essere il ragazzo della porta accanto è quello che la porta te la sbatte in faccia. Spesso.

 

4 – Ha fatto arrabbiare Gasparri. E Maradona. Vero, non che ci voglia molto a sollevare la polemica con il senatore del Pdl. Müller ci è riuscito con la finta caduta durante la battuta di un calcio di punizione contro l’Algeria:

 

 

 

 

Maradona, invece, lo innervosì nel 2010, nella conferenza stampa prima di un’amichevole tra Argentina e la Germania. “Non è normale che io stia qui in conferenza stampa con un raccattapalle” disse il Pibe de oro. Müller non fece una piega ma si adoperò nella sua vendetta nel Mondiale sudafricano, ai quarti, quando segnò uno dei quattro gol con cui i tedeschi stesero l’Albiceleste.

 

5 – Matto come un cavallo. Ha sposato l’amica d’infanzia Lisa, appassionata di equitazione e che fa gare di dressage: “Vedere mia moglie in sella – dice – è più snervante che stare in campo”. L’amore per i cavalli lo condivide anche il giocatore che ha una tenuta di grandi proporzioni. Müller sostiene che è divertente allevare i cavalli per la disciplina del dressage (“Interessante pensare a quale puledra si possa adattare meglio allo stallone”) e durante l’estate, post Brasile 2014, ha ricevuto molte visite: “Vengono persone che si congratulano per la Coppa tutto il tempo – fa sapere il tedesco con un po’ di imbarazzo – D’altronde è bello perchè a luglio abbiamo fatto felici un paio di persone”. Facciamo anche 80 milioni.

 

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