Pirlo, sarai la fine della mia adolescenza

andreapirlo

Quando il tuo giocatore preferito inizia ad avere meno anni di te, è lì che finisce la tua adolescenza (calcistica). Quella dei trentenni d’oggi o poco più come me, sta arrivando al capolinea. Sì, perchè facendo due calcoli Andrea Pirlo è un ’79 e davanti ha forse due o tre anni di carriera. Non di più.

Adesso è ancora facile. L’età la posso ancora scandire con

“Ehi quanti gol di Pirlo mi dai? Dimmi che ne dimostro di meno”. 

Chissà se tra qualche anno qualcuno canterà “Da quando Pirlo non gioca più” alla stregua di un Senna o di un Baggio. Sicuramente non è detto che non sarà più domenica. Magari non sarà più  sabato o martedì oppure un mercoledì. Potrebbero non essere più le 15, ma le 20:45 o le 18. Insomma: dipende dalla vendita dei diritti televisivi e dalle Coppe europee.

Ricorderò quando chiedevo a babbo di dirmi come giocava Rummenige e lui doveva mettersi seduto a raccontarmelo. Nessuno, da in piedi, mi chiederà cosa combinava Pirlo in campo, perchè se lo sarà già visto in un video su youtube, convinto che basterà, senza narrazione, senza neppure una didascalia. La finta consapevolezza di sapere quanto basta, la curiosità sepolta di non voler capire di più. In fondo, a cosa serve andare in overdose di sensazioni?

Talento e regolatezza recita lo stereotipo. Pensa Pirlo, non hai ancora smesso di giocare e già vieni considerato lo stampo unico di un playmaker che non vedrò più, hai già abbastanza vedove che piangono la mancanza di eredi. Non lo è Verratti, lo sa pure lo stesso Verratti di non poter essere te. Al contrario della caccia selvaggia ai nuovi Maradona, durata trent’anni, quella che ti riguarda si è fermata dopo pochi anni o forse non è mai iniziata. Non serve, perchè sto aspettando un altro Messia che non sia affatto come te, tu rimarrai nella storia del calcio italiano chiuso dentro un compartimento stagno. Anzi: sarebbe preferibile che non nascesse uno come te. Come farei poi a non dimenticarti?

La barba da hipster, la voce bassa, qualche lacrima sporadica se perdi almeno una finale europea in modo umiliante, una biografia che svela quello che nessuno ha mai pensato tu fossi: un buono senza malizia, un sensibile alle pressioni che si nasconde dietro un viso di ghiaccio.

In realtà, come giocatore, sei tutto dentro quel lancio a Grosso nella semifinale Mondiale con la Germania, la punta di un compasso che si conficca nel terreno e che di spalle riesce a girare un pallone in avanti, in un punto scoperto del campo, un invito ad aprire le porte della memoria nazional popolare ad un terzino normale che quella notte diventa un colpo di fulmine per una Nazione intera.

Sono passati più di nove anni e di estati come quella non le ho più vissute, in compenso è dicembre e i maglioni di lana tengono troppo caldo e poi piove, piove sempre sulla mia generazione.

“Ehi, quanti gol di Pirlo di dai?”. Quando chiuderai la carriera terminerà anche la mia di adolescenza e sarà lì che dimostrerò tutti i tuoi gol.

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4 pensieri su “Pirlo, sarai la fine della mia adolescenza

  1. post bellissimo su cui ho riflettuto un sacco prima di commentare. La generazione di calciatori vincitrice (purtroppo poco a livello di nazionale) del mondiale 2006 è la generazione a cui noi trentenni di oggi apparteniamo, noi che nei 90 eravamo adolescenti. Noi che da 14-17enni abbiamo adorato Baggio… e abbiamo visto a poco a poco vedere apparire sul palcoscenico del “pallone” Del Piero e Totti, Pirlo e Buffon, Cannavaro e Nesta. Vedere questi grandi campioni dare l’addio ha tanti significati: il fatto che la nostra adolescenza è praticamente finita, nonostante il precariato lavorativo che ci è stato imposto da altre generazioni l’abbia prolungato ogni oltre misura… e con l’adolescenza che finisce, così simbolicamente marchiata da Del Piero in India, Totti in panchina, Nesta e Cannavaro chissà dove, non ci resta che appigliarci al canto del ciglio del grande Andrea che per qualche minuto ancora, illuminerà un campo di calcio. L’ultima notte di caccia per dirla coi Pooh, di una adolescenza stupenda che merita ancora un ricordo, prima di chiudersi alle disillusioni dell’età adulta.

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  2. Piè ti chiedo scusa se finora non ho mai risposto ai commenti che mi hai lasciato, compresi quelli precedenti. Me li sono letti tutti ma questo mi ha colpita perché hai saputo spiegare cento volte meglio di me quello che volevo esprimere con questo post. Stima

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  3. Faccio i complimenti anche a te, a ai post che scrivi, alcuni che condivido in toto, altri meno, ma che rispetto in ogni parola, perchè provengono da una forte passione, espressi sempre con delicatezza e correttezza delle forme, una cosa quest’ultima che si è persa in Italia, non solo tra la gente comune (la ninfa plebea per dirla con un grande scrittore come Domenico Rea) ma anche nel sedicente mondo della cultura tout court e della aristocrazia decadente delle consorterie di cui l’Italia è piena…. figuriamoci poi nel calcio, da sempre sfogatoio sociale, oltre che fabbrica di sogni, speranze, illusioni e disillusioni.

    Ci sono giocatori, azioni, gol, assist che appartengono a tutti: Pirlo appartiene a tutti e un patrimonio comune. La nostra adolescenza è stata l’incubatrice dei nostri sogni (molti dei quali purtroppo resteranno solo tali). Tra Pirlo e la nostra adolescenza, c’è stato spesso un corto circuito, per chi ama il calcio.

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