Pagare per allenare: i lati oscuri testimoniati da chi ha detto “no”

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Accade soprattutto nei Dilettanti ma non ne è esente nemmeno la Lega Pro. Pagare per allenare sta diventando una richiesta sempre più comune delle società in crisi. Il tutto nascosto dall’apparenza del tecnico che si prende la panchina portando uno “sponsor”. Dietro, non c’è alcuno sponsor, solo una somma, a volte molto cospicua, di denaro.
Il primo a sollevare la questione nell’estate del 2012 fu l’ex portiere Salvatore Soviero: “Mi proposero di allenare una squadra qui intorno – raccontò riferendosi al salernitano – Ed io, che sono un giovane allenatore, dissi sì con entusiasmo. Poi però mi fecero sapere che ci volevano 50mila euro di sponsor. Se dovevo portare soldi, facevo il presidente e non l’allenatore”.
Di testimonianze se ne possono trovare a decine ma metterci la faccia, tirare fuori nomi di presidenti e società coinvolti, comporta un rischio molto alto, anche se l’epilogo di questa trattativa è negativo.
“Ti propongono una panchina e ti fanno sapere che c’è un altro collega pronto a soffiarti il posto. Poi ti quantificano la somma che dovresti versargli, dicendoti che se accetti, l’incarico è tuo. Io ho sempre rifiutato”. A parlare è un mister in serie D, ex calciatore con una buona carriera di medio-alto livello e che preferisce rimanere anonimo, nonostante queste proposte non le abbia mai accettate.
“E’ in questo modo che le società cercano di sollevarsi dal pagamento dell’allenatore e non so se questa pratica c’era anche negli anni passati – aggiunge il mister – So che la crisi economica ha aumentato i casi, sfruttando la fame di tecnici di arrivare ad una panchina ad ogni costo”. Sì perchè se si forma l’offerta, significa che c’è una domanda: “Ad attecchire questo fenomeno sono stati soprattutto personaggi che non avendo avuto una visibilità importante da calciatore, si sono inseriti nel mondo delle panchine stipendiandosi da soli, fino a proporre somme di denaro superiori con il passare degli anni”.
Come già detto succede nella categorie dilettantistiche ma non solo: “Accade soprattutto in Serie D – conferma il tecnico – ma anche in Lega Pro è in voga quest’abitudine diabolica”.
Detto questo, quanto bisogna pagare per allenare? “Non ci sono tariffe standard – risponde – anche se più sali di categoria e più aumenta la richiesta, semplicemente perchè le società devono pagare i contributi allo Stato, al contrario dei quelle non professionistiche”.
All’atto pratico, le società chiedono subito al mister la somma pattuita o comunque hanno bisogno vengano loro fornite delle garanzie sulla riscossione. Una di queste, passa proprio dai giocatori: “Chi accetta di allenare con questa pratica – spiega il tecnico – ha la possibilità di avere dei ragazzi, di solito giovanissimi, i cui genitori non sono disposti a pagare cifre elevate per far giocare i propri figli, ma che sommate formano un gruzzolo a volte cospicuo e quindi capace di raggiungere l’ammontare della somma accordata tra mister e club. Il problema è che sono sempre i ragazzi le vittime sacrificali, poiché si trattano di calciatori non proprio di livello eccelso e che finiscono con l’essere presto accantonati da questo mondo. Il tutto avendo fatto da strumento a questi pseudo-allenatori”.

Articolo pubblicato su Fantagazzetta.com

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