Doping ai Mondiali, quando l’Italia rifiutò l’offerta

maradona usa 94

Fu un complotto. Così Diego Armando Maradona interpretò la sua positività al doping durante Usa ’94, in quello che rimane l’unico caso ufficiale nel massimo torneo organizzato dalla Fifa. La partita incriminata fu quella con la Grecia a Boston, nella quale l’Argentina schiacciò con un 4 a 0 la Grecia. La punta segnò la terza rete e l’esultanza feroce davanti alla telecamera, altro non fu che l’imitazione dell’Urlo di Munch, una scena televisiva che ora fa tranquillamente a gara, in popolarità, al dipinto del pittore norvegese.
Diego fu trovato positivo all’efedrina, sostanza solitamente usata nelle cure dimagranti. L’ex Napoli, infatti, era stato pregato dai vertici federali del calcio internazionale di non rinunciare a quel Mondiale che nella terra a stelle e strisce rischiava di essere un flop. “Quattro mesi prima dei mondiali – confermò in un’intervista nel 2009 Claudio Caniggia – gli organizzatori chiamarono Diego e gli dissero che avevano bisogno di lui. Diego era perplesso perchè il tempo a disposizione era troppo poco e non voleva fare una figuraccia davanti agli occhi del mondo, allora gli fecero capire che avrebbe potuto aiutarsi in qualunque modo, contando poi sul fatto che non lo avrebbero controllato”. Così, però, non fu e la pillola per il numero dieci fu amarissima perchè la squalifica non arrivò nella gara successiva con la Nigeria, bensì in quella contro la Bulgaria, la cui partecipazione avrebbe permesso a Maradona di raggiungere il record di presenze alle competizioni mondiali.
In Brasile, come ad Usa ’94, la condizione atletica torna ad essere una priorità, ribadita più volte anche dallo stesso Ct azzurro Prandelli. L’anno scorso, alla Confederations Cup giocata nella nazione verdeoro, si è avuto un assaggio delle condizioni climatiche delle zone interessate alle gare e un giocatore di Tahiti fu trovato positivo all’antidoping nel match contro l’Uruguay, che prese a pallonate, otto i gol all’attivo, la Cenerentola – eufemismo – del torneo. Promessi, come di rito, i soliti controlli di ferro, Maradona potrebbe comunque rimanere l’unico caso di positività ufficiale ma il doping, nel calcio, è ancora tabù nonostante la pratica sia alquanto datata.
Nei Mondiali svizzeri del 1954, la Germania vinse il titolo contro la favoritissima Ungheria di Pushkas, Hidegkuti e Kocsis. Cinque giorni più tardi, cinque giocatori tedeschi si ammalarono di ittero. “Non ho proprio idea di cosa possa essere successo” – raccontò Ottmar Walter quel giorno in campo – Io non venni colpito. Si pensò a cibo avariato”. I sospetti che furono usate sostanze illegali, passarono in cavalleria anche se nello spogliatoio tedesco giravano siringhe e non è detto che servissero per iniettare vitamine.
Il doping nel calcio è ancora oggi tabù, inimmaginabile fosse un problema negli anni ’50. Nell’aprile del 1959, però, nella vecchia rivista “Calcio e Ciclismo illustrato”, l’ex Ct azzurro bi-campione mondiale Vittorio Pozzo, scrisse di suo pugno un articolo dal titolo “Droghe e foot-ball”, nel quale si spiegava come sostanze sospette furono offerte alla Nazionale addirittura negli anni Trenta. “Nel 1938, nel corso della preparazione per il campionato del Mondo – scrisse Pozzo – fui avvicinato per iscritto e di persona, in Italia prima e in Francia poi, da un amico che aveva combattuto nella guerra del 1915-18, colla Legione Garibaldina nelle Argonne, indi nell’Esercito Nostro, poi in quello francese. Era un coraggioso che io misi bellamente alla porta perchè mi proponeva l’uso, per i giocatori Azzurri, di droghe speciali secondo lui efficacissime”.
“Dice qualcuno – chiuse il Ct – che il fine giustifica i mezzi, e che per ottenere una prestazione di carattere eccezionale (…) vale bene la pena di ricorrere a mezzi artificiali o ad espedienti anormali anche nelle conseguenze. Ci si scusi, ma per noi la cosa sa di imbroglio, quasi di truffa”.

Articolo pubblicato su Fantagazzetta.com

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4 pensieri su “Doping ai Mondiali, quando l’Italia rifiutò l’offerta

  1. Il discorso sarebbe un pò più ampio: su Maradona, non si capisce che vantaggio avrebbe la Fifa a farlo dopare per poi squalificarlo, specie se l’obiettivo era promuovere il calcio negli Usa. Chi meglio di Maradona? Può essere che l’equipe incaricata dei controlli antidoping non sapeese dell’ “ospite d’onore”? Boh. Buffa nel suo programma ha detto che pare la presenza di efedrina fosse dovuta la fatto che il preparatore non trovando il “Rip it Fast”, la sostanza che usava Diego in Argentina, negli Stati uniti abbia virato sul “Rip it Fuel”, che suona simile ma contiene efedrina. Anche qui ci sarebbe da chiedersi come fa un esperto a non accorgersene però… PEnso rimarrà un mistero, però tenderei a non credere all’ipotesi del complottone della Fifa contro Diego.

    Sul doping nel calcio, bè si potrebbe discutere per anni. Finchè ci sarà gente che grida “al lupo al lupo”, per il solo scopo di giustificare le proprie sconfitte (chi ha detto Zeman?) sarà difficile fare passi avanti. E al di là del caso specifico io ho sempre la sensazione che il focus principale del doping è negare le vittorie altrui, utilizzarlo per screditare l’avversario, mentre si perde il focus che dovrebbe essere la tutela della salute dei giocatori. Di casi passati sotto (relativo) silenzio, l’Inter di Herrera, le dichiarazioni di Georgatos, i vari casi di Sla, il Marsiglia contro il Milan, la finale Juve-Ajax, sono piene le cronache. Poi bisogna anche riconoscere le accuse gratuite da quelle fondate, se no restiamo sempre alle chiacchiere. Ecco, giusto per contraddirmi subito subito, ci tengo a far notare che, in tutta la storia del calcio c’è comunque un’unico caso di squadra finita sotto processo per doping, con risultati controversi (e qui si potrebbe aprire un’altro discorso sul fatto che la linea tra doping e abuso di farmaci leciti è molto, molto, molto, molto labile). Chissà cosa sarebbe successo se sotto la lente di Guariniello ci fossero finite anche tutte le altre.

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  2. @Simo: la storia della positività di Maradona ha un sacco di lati oscuri. In tutta sincerità, io al complotto per farlo fuori dal sistema, un po’ ci credo. Ricordati le schermaglie con Havelange, nonchè quelle precedenti con i vertici Fifa e istituzionali in genere.
    Per quanto riguarda il resto, ti consiglio un molto obiettivo “Buon sangue non mente”, di Giuseppe D’Onofrio. Se poi mi dici che la Juventus non era certo l’unica squadra a ricorrere a questi “farmaci”, perchè le altre non potevano prendere solo le aspirine, sì: ti do ragione. E i casi che hai elencato Guariniello ci ha provato a metterli tutti sotto la lente ma il problema è che di scritto – medicinali, risultati analisi, cartelle cliniche – sono insufficienti e non penso per negligenza

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  3. Di D’Onofrio ho letto la perizia (disposta dal Giudice Casalbore, non esattamente un “super partes”) in cui l’accusa maxima era la variabilità dei parametri di emoglobina di tre o quattro giocatori. ma la sola variabilità perchè comunque i valori rimanevano sempre nella norma. Ora se uno un minimo di queste cose ha avuto esperienza sa che l’emoglobina può variare per un miliardo di motivi. Se controllassero quella di Messi quando vomita in campo penso che troverebbero delle belle montagne russe. Questo per quanto riguarda l’Epo, su cui peraltro i giudici di secondo grado assolveranno. mentre resta del tutto aperta (e onestamente lì forse la prescrizione ci ha salvato) la questione di abuso di farmaci leciti, che però non è doping. E qua allargando il discorso si va sul broderline. Nel senso che 1 grammo in più o in meno di creatina fa la differenza a livello di giustizia, ma poi bisogna andare a vedere caso per caso. La mia opinione è che probabilmente il calcio è meno dopato di quanto si pensa, pur mantenendosi in una ampia “zona grigia”.

    E qui veniamo a Maradona: è chiaro che farsi beccare con un farmaco palesemente illegale vuol dire o un errore grossolano, o un complotto per farlo fuori. Io in quegli anni ero troppo piccolo, a posteriori propenderei per la prima però, perchè credo che la figura di Maradona alla Fifa potesse tornare utile. E pure nel caso che la Fifa l’avesse ingannato promettendogli di non controllarlo, non mi sembra comunque un buon motivo per assumere sostanze pericolose (qua forse sfocio un po’ nel moralismo quindi mi riservo la possibilità di cambiare opinione).

    Ps: Sulla perizia che fece D’Onofrio ti consiglio questa piccola serie di articoli (ok è Ju29ro, ma garantisco che la persona che l’ha scritto l’ha fatto cercando di smontare con argomenti che prescindono dal tifo, che possano risultare validi anche fuori dal circolo dei tifosi di parte)

    http://www.ju29ro.com/contro-informazione/1528-perizia-donofrio-reloaded-1.html

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    • Appena posso, me li vado a leggere volentieri. Ultimamente ho letto diversi testi su calcio e sostanze dopanti e sono arrivata alla conclusione che, purtroppo, per quanto si evolve e per i molteplici modi di ricorrervi, il doping è un’*opinione*

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