Partite vendute, quando il pentito si confessò a “Famiglia Cristiana”

Adiyiah jesus

Agosto 1999, vigilia del campionato di Serie A. Tutto pronto allo start, guide fatte, calendari sulle scrivanie, quotidiani sportivi tesi, aste ossessive del fantacalcio in via di chiusura. Il primo scoop, però, lo lancia Famiglia Cristiana. La rubrica “Colloqui col Padre” pubblica una lettera anonima e in quegli anni ancora lontani dall’esasperazione di Calciopoli e l’ennesimo ritorno di fiamma del calcioscommesse, si scatena il putiferio.

Carissimo padre,
ho pensato per tutta la notte prima di mettermi a scrivere e a raccontare tutto il peso che mi porto dentro. Volevo andare da un confessore, ma la grata non avrebbe nascosto il rossore. Poi mi sono ricordato che Famiglia Cristiana è una parrocchia di carta e allora eccomi qui. Sono un calciatore e mi sono venduto in una partita importantissima. Mi sono comportato in modo da danneggiare la mia squadra, allettato dalle promesse di un ottimo contratto; mi sono comportato male verso la mia vecchia squadra e i tifosi. Che brutto mondo, padre. Ma io non vivo più da quando ho fatto quello che le sto raccontando. Ho un peso dentro, la coscienza ferita, ho finito di essere un uomo. Nell’ambiente del calcio si fa questo e altro. Il giro dei soldi ha ucciso tutto e io ne sono rimasto vittima. La gente si allontana dal calcio, e fa bene. Forse se continua ad abbandonarci, questo sport ne trarrà giovamento e noi calciatori saremo meno vittime. So che ho falsato il campionato, ma chi mi perdonerà per quello che ho fatto?
Un calciatore

La rivista, che conta cinque milioni di lettori, assicura che la missiva è autentica. I dubbi però rimangono e si vocifera che sia arrivata in redazione prima di agosto, forse luglio. Opinabile l’uso del termine “parrocchia di carta” che poco si allinea allo stereotipo del calciatore ignorante e non solo: l’espressione è troppo fine per chiunque. “Chi ci legge costantemente – fanno poi sapere dalla testata – sa che il termine parrocchia di carta lo usiamo spesso: era il titolo di un libro di un ex Direttore – Don Zilli – in cui erano state raccolte alcune delle sue risposte nei Colloqui col Padre. Quindi, essendo il calciatore un credente e un nostro lettore, se lo sarà ricordato”.
L’identikit rimane difficile anche se trapela la voce che si tratti di un giocatore professionista e che quindi può abbracciare le categorie dalla A alla C, con la particolarità di essere un acceso credente. Si parla poi di “partita importantissima” e qui tornano alla mente i veleni del campionato precedente vinto dal Milan, dopo un intenso testa a testa con la Lazio. L’ex presidente Sergio Cragnotti, qualche mese prima, aveva tuonato sulla passeggiata a Udine dei rossoneri, col punteggio di 5 a 1, solo che anche per la Lazio il risultato fu tondo, 3 a 0. Come se non bastasse, vengono tirati fuori due match decisivi, uno per la salvezza e l’altro per lo scudetto: Udinese-Perugia 1-2 e Perugia-Milan 1-2. Alla fine spunta un sospettato che l’anno prima aveva vestito la maglia bianconera e successivamente  quella del club umbro: Alessandro Calori. Il difensore non ci sta e s’infuria come una bestia, anche perchè la scorsa estate fu messo nel calderone per il caso doping e a fare ancora il libero bersaglio proprio non ci sta.
Sta di fatto che la pubblicazione della lettera smuove tre Procure: quella di Alba dove viene stampata “Famiglia Cristiana”, quelle di Roma e Torino, con un già calcisticamente navigato Raffaele Guariniello, che dal sacerdote direttore della rivista – Don Antonio Sciortino – si sente invocare il segreto professionale.
Molteplici le reazioni degli addetti ai lavori. L’ex presidente della Figc Nizzola, a caldo, s’indigna con il settimanale: “Mi fanno ridere le persone che parlano di moralismo e ci negano il nome del giocatore impedendoci di andare fino in fondo”. Idem l’avvocato Sergio Campana dell’Associazione calciatori: “Certo, in questo calcio così esasperato – dichiara – ci saranno certamente partite vendute e calciatori disonesti. Senza parlare di certi risultati anomali verso la fine del campionato. E’ strano che queste realtà, obiettivamente inquietanti, siano ormai metabolizzate dal nostro calcio e non destino alcuna reazione, mentre lo stesso calcio va in fibrillazione, o finge di andarci, per una lettera, per ora non edificante, di un calciatore folgorato sulla via, per ora non rettilinea, di Damasco”.
Si percorrono vicoli ciechi, nuove lettere, altri nomi tirati a casaccio e il 5 febbraio 2000, la procura della Figc archivia il caso del pentito: “Il procuratore federale – si legge nel comunicato – esaminata la relazione dell’ufficio indagini, e rilevato che le approfondite indagini svolte anche in sede giudiziaria non hanno consentito, stante l’assoluto riserbo opposto dal direttore del settimanale, di pervenire all’identificazione dell’ autore, ha disposto l’archiviazione degli atti”.
A distanza di tredici anni, la curiosità rimane così come lo scetticismo e il dubbio che non sia stata una trovata pubblicitaria di “Famiglia Cristiana”. C’è stato tuttavia chi, all’epoca, ha ritenuto credibile la lettera del pentito:

“Una vicenda stravagante. Se è vero smetto di giocare”
Gianluigi Buffon

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4 pensieri su “Partite vendute, quando il pentito si confessò a “Famiglia Cristiana”

  1. Ammesso e non concesso che sia vero, ad oggi l’esperienza insegna che i “pentiti” nel mondo del calcio vanno sempre presi con le molle. Vero che a differenza del Carobbio questo si autoaccusa ma facile farlo dalle pagine di un giornale protetto dall’anonimato. Bisogna sempre tare attenti a scindere il rimorso di coscienza alla paraculaggine.

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    • In realtà, a distanza di anni, ora viene da chiedersi se tutto questo caos non sia stata una trovata commerciale di “Famiglia cristiana”. Il contenuto non dice nulla di trascendentale (si fa per dire) o nuovo. Le partite si vendono da sempre, soprattutto nelle categorie minori. La lettera è credibile quindi, non nella forma (nemmeno un plurilaureato l’avrebbe scritta così) quanto nella sostanza. Magari voleva essere un campanello d’allarme per aprire un’inchiesta veramente seria e aprire per una volta tanto gli occhi ma non ha avuto l’esito sperato

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