Il comunista Sinisa Mihajlovic

mihajlovic

“Sinisa, se tutti i serbi fossero come te, ci sarebbero meno problemi su questa terra”. Slobodan Milosevic adorava Mihajlovic, tanto da custodire in un cassetto una maglia del difensore, ai tempi dell’amata Stella Rossa. Adem Ljajic , invece, si porta dentro l’anima un parere sicuramente opposto a quello dell’ex presidente, vista la querelle su quell’inno che lui proprio non vuol cantare perchè, effettivamente, non gli appartiene. Il romanista, nativo di Novi Pazar, fa parte del popolo di etnia bosniaca che si è convertito all’Islam durante l’occupazione ottomana. Il 12 maggio 2012, prima dell’amichevole con la Spagna, le labbra serrate di  Ljajic non piacquero per niente a Mihajlovic e non lo mandò a dire, escludendolo dal giro della nazionale perchè “quando s’indossa questa maglia ci sono dei principi da rispettare”. Quelli dell’orgoglio nazionalista. Arkan e Miha
Eccezion fatta per un piede sinistro che mette tutti d’accordo, il Ct della Serbia spacca da sempre tifosi e addetti ai lavori: il giudizio favorevole su Milosevic, il rapporto con Arkan (“gli amici non li rinnego, né tradisco”) e lo striscione all’Olimpico da lui “suggerito”, la rabbia per un inno non cantato. Non solo, quando l’aria nella ex Jugoslavia si era fatta particolarmente cruenta, Mihajlovic – nel dicembre del ’91 – dichiarò di non voler proseguire la disputa del campionato: “I nostri tifosi sono al fronte… Il mio popolo perisce e versa il suo sangue e io come faccio a giocare. Mi sono persino trovato a pensare che è sconveniente continuare a giocare e magari a fare festa in mezzo a tante vittime”.
Nazionalista nei nervi oltre che nella testa, non ha mai fatto mistero delle sue idee politiche e durante la guerra diceva spesso e volentieri: “Tra noi siamo tutti serbi” anche se nativo di una nazione, l’ex Jugoslavia, abitata da sempre da molteplici etnie. E lo sa bene lo stesso tecnico, nativo di Vukovar, terra nella quale i serbi erano in minoranza.
Accusato di essere fascista, Mihajlovic ha risposto sempre di essere, al limite, nazionalista ma soprattutto un nostalgico del regime. Altro che camicia nera: “Ho vissuto con Tito, sono più comunista di tanti”. All’allenatore piaceva molto quella vita da bambino e da ragazzo dentro una quiete forzata: “Slavi, cattolici, ortodossi, musulmani: solo il generale è riuscito a tenere tutti insieme – dichiarò al Corriere di Bologna qualche anno fa – Ero piccolo quando c’era lui, ma una cosa ricordo: del blocco dei paesi dell’Est la Jugoslavia era il migliore. I miei erano gente umile, operai, ma non ci mancava niente. Andavano a fare spese a Trieste delle volte. Con Tito esistevano valori, famiglia, un’idea di patria e popolo. Quando è morto la gente è andata per mesi sulla sua tomba. Con lui la Jugoslavia era il paese più bello del mondo”.
Se Mihajlovic ha nostalgia del Muro, da giocatore l’ha sempre nascosta piuttosto bene, quando ogni suo calcio piazzato non s’infrangeva mai sulle barriere, anche perchè le avrebbe fatte a pezzi così come coloro che con un piccone sgretolavano un’ideologia scomparsa a Berlino e in tutta Europa. Il Ct si sente comunista anche per l’odio da guerra fredda verso gli Usa: “Non sopporto gli americani. In Jugoslavia hanno lasciato solo morte e distruzione. Hanno bombardato il mio Paese, ci hanno ridotti a nulla. Dopo la Seconda Guerra Mondiale avevano aiutato a ricostruire l’Europa, a noi invece non è arrivato niente: prima hanno devastato e poi ci hanno abbandonati. Bambini e animali per anni sono nati con malformazioni genetiche, tutto per le bombe e l’uranio che ci hanno buttato addosso”.
La nostalgia di Tito si estende anche alle funzioni pedagogiche del regime: “Oggi educare un bambino è un’impresa impossibile. Sotto Tito t’insegnavano a studiare, per migliorarti, magari per diventare un medico, un dottore e guadagnare bene per vivere bene, com’era giusto. Oggi lo sapete quanto prende un primario in Serbia? 300 euro al mese e non arriva a sfamare i suoi figli. I bimbi vedono che soldi, donne, benessere li hanno solo i mafiosi: è chiaro che il punto di riferimento diventa quello”.
Sta per tornare in Italia, Mihajlovic. La Federazione serba è molto pessimista sul fatto che possa continuare ad essere Ct e nei giorni scorsi Sinisa ha fatto gli occhi dolci a Roma e Genova: tutto per tornare nella nostra nazione, perchè dopo l’esperienza a Firenze, questa potrebbe essere l’ultima chiamata nel nostro campionato.
Ovunque è stato e quando aveva Eriksson come allenatore, si è sempre definito “Il responsabile delle palle inattive”, colui che incarna il concetto letterale di punizione, andando oltre il campo da calcio. Dovrà tornare in Serie A con attributi attivi stavolta e non dovrebbe essere difficile: in fondo, per Mihajlovic, è sempre guerra.

“Ha usato e abusato del suo ruolo sportivo per esaltare le sue opinioni e poiché i suoi idoli erano Arkan e le tigri serbiste e le loro imprese criminali, mi sembra difficile che ideali simili non influiscano sul modo di considerare l’agonismo sportivo e la formazione dei campioni a lui affidati”
(Adriano Sofri)

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7 pensieri su “Il comunista Sinisa Mihajlovic

  1. Ma non è vero, questo è solo un cliché, come italiano = mafioso! Belgrado è stata e sarà sempre una città piena di scrittori, filosofi, artisti, attori di teatro come poche al mondo! Ascoltate la musica serba: vi toccherà il cuore… Guardate il cinema serbo: su youtube si trovano alcuni film con sottotitoli in inglese, tipo Turneja… E poi magari date un colpo d’occhio alla Croazia che tiene sulla propria bandiera il simbolo sotto cui Pavelic fece stragi di Serbi, che si è resa indipendente con un Presidente, tale Franjo Tudjman che ha scritto libri peggio del Mein Kampf, inneggianti la pulizia etnica come “strumento divino per ristabilire l’ordine laddove c’è stata mescolanza” sotto la protezione del Vaticano… con buona pace dell’Europa (nostra) che manco se n’è accorta quando li ha fatti entrare…

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  2. Ciao, ti ringrazio del commento e delle tue osservazioni su una cultura ai più sconosciuta. Solo su una cosa dissento. Un paragone Milosevic vs Tudjman. Non facciamo differenze perchè entrambi si sono macchiati di crimini terrificanti. Che poi la Croazia l’abbia fatta franca più della Serbia sì: è abbastanza vergognoso

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    • In realtà non è esattamente come dici tu: Milosevic fu inviso da buona parte dei Serbi che provarono a reagire alla sua tirannia finendo spesso soffocati nel sangue, fino al 2000, quando UNA MAREA DI GENTE, stanca di subire e di vedere il proprio paese consegnato nelle mani della malavita (Arkan ne è un esempio lampante) riuscì finalmente a destituirlo. Tudjman fu, invece, sempre coccolato dai suoi cittadini, malgrado tutti i crimini che anche tu citi, tant’è che nelle città croate ci sono persino piazze intitolate a lui (a Spalato, vista con i miei occhi, dalle parti del lungomare). Cosa ti dice questo? Potresti farci un articolo, che dici? Tanto per spiegare le croci uncinate sul prato di Croazia-Italia o i cori fascisti di Simunic o i deliri paranoici sempre di Tudjman, che impose il cambiamento di appellativo della Dinamo Zagabria dal troppo comunista “Dinamo” (appunto) a Croatia Zagabria. I Croati hanno DNA fascista nel sangue, solo che ce ne accorgiamo un po’ tardi, dopo decenni di permissivismo persino ecclesiale…

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