Gabriele Sandri ucciso da “questa persona”

tribunale di Arezzo

Tribunale di Arezzo, 16 gennaio 2009. Udienza preliminare

Il silenzio compatto dei tifosi laziali viene rotto da due amici di Gabriele, i quali non fanno mai il nome di “Spaccarotella”. Quando parlano dell’agente, lo nominano semplicemente “questa persona”. Le prime opinioni vertono su un processo per rissa, la mattina dell’uccisione, che nonostante sia stato archiviato, riemerge ancora sui media e suona come un’accusa infamante: “Il processo è stato archiviato e ciò significa che non ci sono elementi a procedere. La notizia che ancora i giornalisti riportano è il processo a un poliziotto che è intervenuto per sedare una rissa, ma con l’archiviazione del processo, significa che la rissa non c’è stata. Il processo adesso è sulla persona che ha ucciso Gabriele Sandri, non su chi è intervenuto per sedare una rissa, la rissa non è esistita nel momento in cui viene chiuso il procedimento”.
“Non pretendo di dire la verità perchè non sono nelle condizioni di poterlo fare” continua il giovane “Qui è stato fatto un discrimine eccessivo, perchè c’è una persona che sta godendo di un privilegio che non è mai stato concesso a nessun cittadino. Questa persona non sta godendo della custodia cautelare e con il rito abbreviato ha diritto ad un terzo di sconto della pena, si presume, allora, abbia da scontare 14 anni di carcere. Questa persona aspetterà il processo nel momento in cui ancora bisogna scegliere quale strada processuale prendere, immagino che prima che si definisca il tutto ci vorranno almeno dieci anni e questa persona, tra dieci anni e, scusatemi se mi permetto, potrebbe anche già essere morta e sepolta, perchè questa persona non si conosce, non si sa chi è e, moralmente, poverino, è caduto in un comportamento deleterio, dandosi la zappa sui piedi, non presentandosi ancora al processo, per quale motivo poi? Per “assalto mediatico”? Mi sembra una scusa puerile”.
“Apro una parentesi: il processo Raciti. E’ stata imputata una persona su motivazioni che non reggono, sulla base del fatto che presumibilmente poteva essere presente nella curva dei tifosi del Catania, può darsi che lui era invece lì solo per vedersi una partita, ma in Italia si ragiona così: muore un poliziotto e allora bisogna far vedere che la giustizia emergenziale funziona, che lo Stato sa subito rispondere, anche a costo d’intervenire, prendendo come colpevole, uno tra il “gruppo”. In questo modo si rovina la vita di una persona, ma questo nessuno lo dice. In questo caso, una vita che dovrebbe essere rovinata, per ciò che è stato compiuto, non si procede. Perchè? Volete dirmi che allora c’è la giustizia dei “figli e dei figliocci”? Però ancora nessuno lo scrive e invece tante cose andrebbero dette perchè viviamo in una democrazia, in uno stato di diritto e mi spaventa, perchè lo stato si comporta come uno stato autoritario e giustifica il comportamento di un suo funzionario in nome della ragione di stato. Qui non si sta proteggendo la collettività, perchè una persona che ha ucciso sta a piede libero e potrebbe reiterare il fatto. Chi me lo dice che questo folle e pazzo non rifà quello che ha fatto in una fattispecie criminosa dove una persona scappa? E poi dice che non può più “guardarsi fuori”? Ma secondo me si guarda fuori, sente le notizie, però intanto non la si conosce, perchè anche qui è stata adottata una tutela dai suoi superiori di non farlo parlare in pubblico ma solo attraverso i media. Noi invece qua ci stiamo”. 

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