Se ami il calcio, ti sposo. Anzi no

kiss tifosa

Una come te è da sposare. Oppure: ce ne fossero di donne così… E ancora: Tu la domenica non mi chiederesti “Amore portami all’Ikea” ma “Accompagnami allo stadio!” Ti rendi conto?! Cosa vuoi di più dalla vita?
Otto marzo 2013 dopo Cristo. Mentre si decide se ha ancora un senso festeggiare la festa della donna (perchè no?) la maggioranza della popolazione mondiale vede nella passione per il calcio e in coloro che lavorano in questo ambito, uno strumento di emancipazione. E a molti, piace. In fondo, una donna a questa maniera, è una sorta di ibrido: la si può trattare come amico, compagno di calcetto e fidanzata, a seconda del contesto e delle occasioni. Quindi, si ricevono proposte epiche di matrimoni come se piovesse oppure l’acidità dell’uomo insicuro che allora si mette in competizione, ti sfida nella memoria storica, parla di schemi e critica anche l’affermazione più veritiera e il tutto per rimetterti al rango di donna, per aggredirti che “non hai ragione”, farti abbassare la cresta, dirti che devi tornare in cucina per imparare a fare il sugo.
Si riceve anche l’odio delle altre donne, quelle che nella vecchia pubblicità dell’amaro Lucano si lamenterebbero come l’attrice stretta dal corteggiatore alla prima uscita, a parlare di “Zola, fuorigioco e modulo all’italiana”. Cosa vuoi di più dalla vita?
Eppure sono anni che vanno in voga altri amari, il fantasista sardo ha chiuso da un pezzo con il calcio giocato ma il modulo all’italiana non passa mai di moda. Un po’ come la teoria per la quale se t’interessi di pallone è solo per attirare l’attenzione. Spesso succede, quindi Cosa vuoi di più dalla vita?
“Una donna che parla di calcio è come un uomo che parla di rossetti… A meno che non sei il figlio di Toninho Cerezo”, mi hanno detto una volta. L’erede non calcistico dell’ex giocatore di Roma e Sampdoria è diventato una lei e fa la modella per Givenchy. Non credo sia un asso nel conversare di calcio, ma i rossetti con tutto ciò, c’entrano eccome. Colorarsi le labbra divenne – come il calcio oggi – una delle prime forme di emancipazione femminile, molto in voga negli anni Venti, quando negli Stati Uniti si riconobbe il diritto di voto alle donne. Nei combattimenti della Seconda Guerra Mondiale molte ragazze ebbero un ruolo attivo e tante di loro, nella difesa estrema della propria femminilità, osavano il rossetto rosso con indosso le divise militari.
Non è facile neppure fare la giornalista sportiva, anche se lo si è a livello locale. Allo stadio, qualunque sia la categoria, serve un abbigliamento anonimo, poi si recupera truccandosi pesantemente la faccia per non rinnegare la propria identità femminile. Fare le pagelle ai calciatori è come attraversare un campo minato durante la guerra del Vietnam. Dare “voto 7” ad un attaccante può significare molte cose per chi legge ma in particolare una: e se quella se la facesse con il centravanti? Ma no, mica per pensare male, ma il suo giudizio e di mezzo numero abbondante, per cui…
Pensare che i giocatori che ci provano sono sempre un numero minore rispetto agli allenatori o direttori sportivi che fanno i cascamorti. Con gli addetti ai lavori è come stare in un limbo, ecco le regole: sii carina ma non troppo, mostrati inflessibile e fredda ma quel tanto che basta per far capire che di te si deve fidare ma non significa che ci stai. Un boxer che si morde la coda, una coda talmente corta che non ci arriva nemmeno lui a prendersela. D’altronde: cosa vuoi di più dalla vita?
Essere prese sul serio, anche in quei settori dove imperano gli uomini e magari è anche giusto così ma che si lasci anche voce a chi nasce con una passione sincera che biologicamente – ma anche arbitrariamente – è considerata maschile. Che si rispetti il lavoro di chi non necessariamente deve essere costretta a flirtare per portarlo avanti.
Per il resto, è divertente tirare fuori l’argomento calcio per attaccare bottone oppure con gli amici o le amiche pallonare che sono tante. Un collega ha sempre sostenuto che alle donne, rispetto agli uomini, manca un argomento di socializzazione potente come il pallone. Ha ragione ma si dimentica che anche i rossetti hanno un potere aggregativo niente male…

Articolo pubblicato su www.valdichianaoggi.it

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