Il nonsense di Zarate

Li senti quei fischi? Una volta erano il sibilo delle tue parabole che finivano in rete. Sempre. Almeno quell’anno, quella stagione dove inciampasti prima di segnare il rigore contro il Cagliari alla prima giornata. Eri smarrito. Sei rimasto estraneo mentre il mondo intorno a te girava troppo forte. Ti hanno dedicato cori, pregata la tua presenza, incitata la tua gloria. Ti hanno raggiunto con una preghiera blasfema in un calcio che è solo religione. Hanno avuto fede e pietà di te ogni volta che la testa non l’alzavi mai e la prepotenza di un serpentina subdola ti annebbiava la mente finchè non perdevi i tuoi occhi tra le maglie della rete. Ti hanno chiamato “Re”, forse l’ottavo ma tu sei principe bambino, con il volto infantile, i capelli neri e corti, il labbro in un broncio perenne. Ti prendesti gioco della curva opposta e del loro Dio, abusando del tuo lampo di sicurezza in un’intervista in altre Americhe, facendo linguaccia in un derby come un bimbo dispettoso. Irruenza mista a fantasia e fu amore subito, accecante, destabilizzante. Arrivò l’estate del ritiro e il fisico pieno. Troppi chili, la testa pesante più che pensante, sei entrato nell’anonimato ma come le stelle hai lasciato la scia della speranza. Torna, tornerà e te ne sei andato a Milano. Magari la nebbia, magari la nostalgia per Roma, magari la lingua dentro lo spogliatoio, forse un allenatore nuovo, perchè quelli vecchi dopo Delio Rossi, ti volevano solo ingabbiare, tu che vuoi giocare in campo, a modo tuo, anarchico e autarchico. Sì, poi sei tornato: asciutto, nel fisico e nella pelle; scintille ritrovate ai tuoi piedi, la fiamma di una fede che si è riaccesa tranne che per quella preghiera. La panchina, l’incitamento dei tuoi fedeli, la trequarti morta, gli occhi gelidi di quel mister che era l’ultima carta da giocare in un’ora e mezzo scarsa di luce. E’ calato il buio, è sceso il sipario, mentre la fantasia oggi non s’ingabbia ma si disciplina e tu, quelle istruzioni tattiche non le vuoi conoscere, capire. E rimani estraneo, tra i paragrafi brevi di una storia, senza ricambiare l’amore di chi ci credeva. E’ pericoloso non corrispondere un’amante cieca e sorda: quella non ha pietà perchè in realtà ne ha avuta sempre poca. Le regole, ci sono le regole, i compiti, ci sono le istruzioni da rispettare, il campo, una squadra a cui dare profondità mentre dentro sei rimasto asciutto. Ora: li senti quei fischi? Sono tutti gli applausi e le preghiere che ti sono state rinnegate.

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