London calling. Effetto Pellegrini. God save the beach volley, per l’oro basta una sega (e una pialla)

“Se volevi tornare ad una vita normale, non bastava che ti ritirassi?”. E ancora: “Sei un atleta che ha vinto tanto. Non potevi accettare un decimo posto a questa Olimpiade?”. Queste sono solo due delle domande fatte ad Alex Schwazer nella conferenza stampa che la Rai è riuscita a trasmettere integralmente, senza interruzioni e dare la linea al tg (la nostra tv pubblica sta facendo indubbi passi da gigante). Posto che non accettiamo lezioni sportive da chi si è dopato, le risposta del marciatore ha aperto uno spaccato interessante su una tendenza tutta italiana che chiamiamo “Effetto Federica Pellegrini”.
“Secondo voi era così facile? – ha risposto Schwazer ai giornalisti – Un decimo posto qua?”. L’atleta ha poi sciorinato i possibili titoli a nove colonne a fronte di un risultato simile: “Schwazer si è ritirato, non ha più la testa, fa troppe feste e troppe pubblicità. Troppe? Ne ho girata una sola, che andava a ripetizione in televisione perchè di una grande azienda. Per girare lo spot sono dovuti venire a casa mia”. Della serie: “Giusto per qualche soldo in più, altrimenti rinunciavo pure a quella”.
Vi ricordano qualcosa i titoli futuristici elencati da Schwazer? Sono gli stessi riservati alla Pellegrini, a seguito delle prestazioni scadenti a Londra: troppa televisione, interviste, pubblicità, troppo sesso, troppi servizi fotografici. Il discorso è sempre lo stesso: è veramente figo prendere a sassate gli stessi miti che si costruiscono sulla base del talento e dei risultati, salvo poi piangere per loro se per caso muoiono da soli in una stanza d’albergo. E’ lo sport, bellezze: il resettare le vittorie passate per dare impietosamente alle gambe alle sconfitte del presente, è parte del meccanismo. E’ che non sempre un atleta è disposto ad accettarlo per troppi anni.

Medaglia d’oro al disastro tedesco. Noi non ce la passiamo bene. E vabbeh. Loro, dopo aver preso due pizze all’Europeo di calcio, continuano la loro china discendente, anche a Londra. Impietoso il titolo della Bild: “Lassù ridono i kazaki”. Per la verità anche noi ci stiamo scompisciando dalle risate a guardare il medagliere. I nostri Giochi, nuoto a parte, non stanno deludendo le aspettative (magre) della vigilia, ma per tornare ad una Germania così disastrosa alle Olimpiadi dobbiamo tornare a Messico ’68. Solo 5, per ora, gli ori tedeschi, quando il piccolo Kazakistan se ne è accaparrati sei. I rosicamenti maggiori vengono dal tiro, dalla ginnastica e dal nuoto. E come se non bastasse, la Idem, per fortuna, ce l’abbiamo noi (altro scroscio di risate). Certo è che non è bello per un tedesco svegliarsi e vedere che hanno imparato a tuffarsi come Mario il bagnino sovrappeso del bagno “Oceano blu” di Bellaria. Vedi il tuffo di Stephan Feck, al quale la giuria ha dato il voto zero. True story.

Medaglia d’argento ai fan di Usain Bolt. Se usate Instagram o twitter, seguitelo perchè merita. Si fotografa ovunque, non si prende mai sul serio, “retuitta” i messaggi dei suoi fan che sono dei pazzi come lui e che gareggiano a fotografarsi mentre imitano la sua esultanza da Zeus con finto fulmine da scagliare. Mentre lui si fotografa con le svedesi e passeggia in pista, pubblicizzando qualsiasi cosa, ha detto che gli piacerebbe giocare nel Manchester United. Rio Ferdinand, difensore del club inglese, gli ha assicurato su twitter che parlerà con il presidente.

Medaglia di bronzo a SkySport e al concorso inutile “MissOlimpiadi”. Tra le straniere ha vinto Maria Sharapova, come era immaginabile, ma a tirare di più (non in senso sportivo) rimane l’eterno beach volley con la nostra Menegatti ma soprattutto con la ceca Slukova. La gente si stupisce di come mai l’impianto sia sempre stra-pieno per vedere le partite femminili, colpiti da questo amore improvviso per il beach volley. Da segnalare i due tifosi nella foto in bikini, fan delle nazionali brasiliane. Good save the beach volley.

Medaglia di legno (e capirete che non potrebbe essere altrimenti) a David Mitchell. Fa il libraio e ha deciso di far recapitare a tutti i quarti classificati una medaglia di legno. Il tutto completamente a sue spese e con inciso su ognuna “In Recognition of your 4th Place Olympic Games 2012”. Una roba che farebbe spaccare la stanza del Villaggio olimpico ma pare che almeno con il fiorettista Baldini abbia funzionato: “Sono rientrato in camera e ho trovato un pacchettino sul letto, l’ho scartato e ho trovato la medaglia di legno. All’inizio ho pensato ad uno scherzo, poi volevo buttarla, alla fine mi è servita da sprone”. Ok, come direbbe Geppetto, a saperlo che bastava solo una sega per vincere un oro…

Articolo pubblicato su www.valdichianaoggi.it

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2 pensieri su “London calling. Effetto Pellegrini. God save the beach volley, per l’oro basta una sega (e una pialla)

  1. A proposito di doping il medagliere crucco sarebbe stato ben diverso se avessero ereditato i “metodi d’allenamento” della DDR.
    Fra nuoto e atletica femminili una decina d’ori erano certi.

    Lo ammetto: seguo il beach volley apprezzando il gioco (bellissima la semi fra USA e Brasile), ma non solo 🙂
    Però, par condicio, una mia collega faceva esattamente la stessa cosa per Karch Kiraly.

    Bolt è simpatico, ma talvolta un po’ troppo guascone.
    Mi piacerebbe vederne le reazioni in caso di sconfitta (in pista).

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  2. Pensa: Schwazer nemmeno sarebbe poi costretto a cambiare sesso a fine carriera, com’è successo a qualche atleta donna della DDR (che amarezza…)
    Anche noi donne guardiamo il beachvolley per il gioco 🙂 (fisici da paura)
    Bolt potrebbe stupirci ed essere un atleta che invece sa perdere

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