London calling. Speciale donne: botte da orbi, la velata sul tatami, la vera rivale della Pellegrini


Sono le Olimpiadi più isteriche della storia. Assomigliano un po’ ad una sindrome premestruale e il fatto che Londra 2012 sia così turbolenta nei blabla è davvero un peccato. Tra sponsor inferociti per i tanti posti vuoti nei vari impianti, la prepotenza e l’arroganza degli stessi verso gli altri marchi, le polemiche di casa nostra sulla sterilità di medaglie nazionali (come se già non fosse stata ampiamente ipotizzata), non mancano neppure le scommesse clandestine sul badminton e i pianti nella scherma per giudici di gara che proprio non sanno che pesci prendere. Questi Giochi, per isterismo, kleenex e atleti più chiacchierati, sono sempre più femmina. Aspettando gli exploit testosteronici dell’atletica (no, basta battute sulla Semeya).

Medaglia d’oro all’ottusità dell’Arabia Saudita. In un primo momento aveva vietato alle donne di partecipare ai Giochi. Poi nasce il caso della judoka Wojdan Shaherkani e qui si sfiora il ridicolo. L’atleta dovrà gareggiare con il hijab speciale, una sorta di velo (una delle tante tende previste dalla cultura islamica) che le incornicia il volto fin sopra le spalle, ma lo lascia scoperto. Ora: ce la vedete una che s’appresta a lottare con l’uniforme sportiva e il “foulard”? Poteva andare peggio, però (e ancora non è detto: magari rischia lo strangolamento col velo…). Il Comitato olimpico saudita minacciava di ritirare tutta la sua squadra dalle Olimpiadi. Ma qualcuno ne avrebbe sentito la mancanza?

Medaglia d’argento al doping di Stato cinese. Ye Shiwen, la nuotatrice di 16 anni, è salita alla ribalta per aver nuotato più forte di Phelps o Lochte – uomini quindi – negli ultimi 100 metri dei 400 misti. Ovvio che i primi a scandalizzarsi di ciò sono stati gli americani e la loro Federazione nuoto, accusando la ragazza di essere dopata. In effetti, la cosa più scioccante è non vederla chiudere le gare a bocca aperta esattamente come il vostro cane in questi giorni, con i 35 gradi all’ombra. Lei ha risposto alle accuse come una perfetta soldatessa maoista o comunque con dichiarazioni da regime: “La squadra cinese tiene molto alle politiche anti-doping ” (mah), tutti i risultati ottenuti “provengono da un duro lavoro senza aver mai usato sostanze proibite” (certo!) e infine ha concluso con “il popolo cinese ha le mani pulite”. Va aggiunto che la Cina ha fatto fare a tutti i suoi atleti il giuramento sulla sua bandiera di non assumere sostanze proibite. In una nazione come quella cinese, il concetto di proibito può essere molto ampio come molto stretto. Ye Shiwen rimane comunque un burattino perfetto, un po’ come gli atleti della ex Germania Est usati, sfruttati e cavie da laboratorio negli anni della guerra fredda. Peccato che nella Cina così pulita qualcuno abbia cantato: l’ex medico Xue Yinxian della Nazionale olimpica di nuoto negli anni ’80 e ’90. In quel ventennio, ha dichiarato la donna, il metodo scientifico di allenamento consisteva nella somministrazione sistematica di steroidi e ormoni della crescita. Chi si rifiutava veniva emarginato dal giro (traduzione lampo dal cinese = ammazzato affogato). Nei mondiali di nuoto a Roma nel ’94, i cinesi con le spalle grosse quanto quelle di un lottatore di Sumo, vinsero 12 ori e ne uscirono puliti. Nello stesso anno, ai giochi asiatici, sette di loro furono però trovati positivi. Stavolta, per la cinesina, si parla di doping genetico: una roba non tanto fantascientifica e impossibile da dimostrare con l’antidoping. Il Cio assicura che Ye Shiwen è pulita, da metterci le mani sul braciere olimpico. Meno male che ogni tanto si spegne da solo.

Medaglia di bronzo a Zsuzsanna Jakabos, nuotatrice ungherese di 21 anni. Grande gnocca, vi deve però piacere il genere “cavallona”: alta un metro e 83 per 65 kg, spalle enormi ma occhioni da cerbiatto e lunghi capelli scuri. A livello mondiale e olimpico deve dimostrare tutto, ma i nostri mass media sono talmente rincoglioniti che per vendere qualcosa si sono già inventati la “rivale” da gossip della Pellegrini che mezza Italia dà già per finita. La veneta viene lapidata per le zero medaglie, colpa (sicuramente) della troppa vita mondana e del pettegolezzo. Peccato che poi ci mettano tre secondi e una foto (di un’altra) per ributtarla sotto i riflettori come un’attrice di Hollywood, scordandosi che si allena in piscina ore e ore al giorno perchè atleta di professione. Dunque, arrivati a tutto ciò: scommettiamo che a fine Olimpiadi, Novella2000, Chi, Vero&co., s’inventeranno che è incinta almeno quattro o cinque volte a settimana?

Medaglia di legno alla Fifa, per la sanzione irrisoria alla calciatrice colombiana Lady Andrade. La Lady di nome ma non di fatto (diamine!) ha sferrato con una violenza inaudita e a palla lontana, un pugno in un occhio all’americana Abby Wambach, durante la partita Usa-Colombia. Alla Andrade sono state inflitte solo due giornate di squalifica. Un po’ pochino, visto il gesto e le sanzioni che la Fifa utilizza in campo maschile. Una discriminazione al contrario stavolta.

Articolo pubblicato su www.valdichianaoggi.it

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