London calling. Gelosie tra coppie, la maledizione della regina, uno Stalker alle Olimpiadi

Di sparo, di fioretto e di freccia. E sono cinque medaglie, tra i quali due ori, perchè noi italiani quando c’è da colpire, tirare e sparare, non ci fermerebbero nemmeno i reclutati dal Mossad. Ma solo per finta, per gioco, per sport. Che dentro quello spirito da guerrieri assetati di sangue, mica ce l’abbiamo, che alle ingiustizie o ai torti non scendiamo in piazza con le pistole. Non più. Semmai troviamo vie alternative, di sopravvivenza, di leggerezza. Inutile fare proclami rivoluzionari: noi italiani non ce l’abbiamo nel dna e allora c’è davvero poco da fare. La scherma femminile non ci ha sorpreso, nemmeno nel podio pieno. A stupirci è ancora la fame della Vezzali che poteva diventare come Carl Lewis (quattro ori olimpici) ma poi non è andata iridata per motivi puramente generazionali e non certo perchè la fiorettista migliore che l’Italia abbia mai avuto soffriva di pancia piena. Tesconi nel tiro con la pistola ad aria compressa dai 10 metri, ha portato la prima medaglia (d’argento) di questa spedizione, ma chi per un motivo singolare e del quale a loro non può fregare di meno, sono i nostri arceri i veri portabandiera della giornata.

Medaglia d’oro alle “buzze” di Frangilli, Galiazzo e Nespoli. Elogio della normalità. Che poi si rivela pseudo, perchè per vincere un oro olimpico un po’ fuori di capo lo devi essere. O, per lo meno, devi avere qualche dote, comunque fuori dal comune. Fuori. Loro si presentano lì al campo, come gli amici ad un tavolino del bar, sbarbati, distesi, sicuri e in sovrappeso. La polo elegante nulla può per arginare la “buzza” dura, perchè i nostri arcieri si discostano dalla figura degli atleti tutti giovani, tirati e bellissimi. Loro, però, con la loro normalità, danno autostima anche all’uomo che va in paranoia se salta quel pomeriggio la palestra o si dimentica il roll on la mattina per le occhiaie.

Medaglia d’argento all’errore macroscopico del ciclista Cancellara, che nella prova su strada, va’ a capire cosa gli ha detto la testa. Facile ragionare col senno del poi, facile giudicare se in bici ci vai giusto a comprare il pane a cento metri da casa, ma lui che gira la testa mentre chiude una curva e va dritto, fa salire il rimpianto per una medaglia che era ampiamente alla sua portata. C’è comunque chi ha fatto peggio…

Medaglia di bronzo alla maledizione della Regina. Il ciclista inglese Wiggins, fresco vincitore al Tour, era il favorito. Indirettamente, in un’intervista pre-gara, manda indirettamente a “fuck” la Regina, pregando che ci sia tutta la rosa del Liverpool a sostenerlo. La Queen mi sa che s’è incazzata e ha messo un po’ di spilloni, sia alle ruote della bici di Wiggins che – a questo punto – alla testa di Cancellara per farlo cadere rovinosamente a terra. Spietata, da quando Boyle l’ha fatta diventare Bond girl.

Medaglia di legno alle polemiche discriminatorie tra etero e lesbo. Non sappiamo se ci sono e quanti sono e se abbiamo anche metrosexual alle Olimpiadi. Il luminare Cecchi Paone, se ci fosse, ci darebbe una mappa dettagliata. Per fortuna non c’è e grazie alla Regina (che noi la maledizione la teniamo a cuccia) l’argomento è stato solo sfiorato. Il comitato olimpico è stato chiaro: niente fidanzati o mogli e mariti in ritiro. Poi ci sta che in qualche squadra, tipo il tiro a volo inglese, ci siano due coniugi. A Russel Mark e alla moglie è stato vietato di dividere la camera insieme. Se la sono subito presa con il Cio tirando fuori la storia che va’ a capire in quante camere si fa chissà cosa tra atleti che non hanno fatto outing. No. Perchè nell’hockey femminile olandese due ragazze che stanno assieme, dormono in stanze separate. Non c’è alcuna discriminazione, quindi. Si possono fermare qui gelosie inutili. Anzi: una certa rigidità è pure eccessiva perchè nel Villaggio gli atleti evitano di passeggiare mano nella mano o di scambiarsi baci. Troppo.

Le menzioni speciali sono stavolta due e vanno ad un ciclista africano e ad uno Stalker inglese. Commovente la storia del portabandiera del Ruanda Adrien Niyonshutim: aveva sette anni quando sfuggì al massacro etnico tra Hutu e Tutsi. La prova di ieri su strada non è andata benissimo ma visto il suo “curriculum”, è proprio il caso di dire che per lui bastava esserci. Vivo.
L’altra menzione va al pugile inglese Tom Stalker, un ex galeotto, messo dentro per furto. “Rubavo una media di due automobili a settimana e ricordo che quella volta venni catturato mentre fuggivo per i campi. Fu orribile: inciampai varie volte, poi alla fine mi arresi perche’ c’erano poliziotti da tutte le parti, cani e perfino un elicottero”. Il ladro più feroce dell’Inghilterra (!?) ha poi trovato nella boxe il suo riscatto. “Mi sento un po’ strano – ha detto – se penso che sono alla caccia del podio olimpico e molti miei amici di gioventù sono invece in prigione. La vita è proprio strana”.

Articolo pubblicato su www.valdichianaoggi.it

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