Le vedove di Moggi

“E’ il mio idolo e un giorno spero che si arriverà presto a sapere la verità”. “Direttore, lei è veramente un mito! Manca al mondo del calcio e soprattutto a noi”. “Hanno il coraggio di parlare persone e personaggi solo per andare contro al più grande intenditore di calcio. Mitico”.
Stralci di tweet, riproposti più o meno fedelmente e diretti a @LUCIANOMOGGI. Non è dato sapere chi si occupi dell’account, anche se è certo che non si tratti del diretto interessato ma comunque un “team” a lui vicino. Forti sono i contributi del sito www.ju29ro.com sicuramente uno dei migliori giornali on line sulla Juventus per quanto riguarda il numero degli articoli e degli aggiornamenti (giudizio oggettivo e 100% gratuito).
La sostanza tuttavia è un’altra. I tweet su riportati sono prettamente di fede bianconera ma non tutti e di adolescenziali “mitico” Luciano Moggi ne riceve a bizzeffe perchè l’Italia è quel paese dove va trovato in fretta il capro espiatorio di uno scandalo, lo si manda alla pubblica gogna, salvo poi dopo qualche anno passare ai processi di beatificazione. Dal beato si procede all’unzione di martire e infine al “mitico” che fa tanto anni ’90 e calcio anni ’90.
Tutte vedove di Moggi, del calcio inventato da Moggi, dei trucchi prepotenti usati in sede di calciomercato, dell’arroganza di chi sa di essere il regista e l’artefice del destino di attori che a volte ti si rivoltano contro.
La verità è che il calcio italiano ha ancora bisogno di Moggi, perchè è stato l’unico o quasi ad aver pagato Calciopoli, motivo che va a rafforzare la sua figura di depositario di ciò che veramente succedeva in quegli anni dove la Juventus avrebbe vinto lo stesso tutto quello che ha vinto (o quasi), semplicemente perchè la più forte, anche senza sequestrare arbitri e affini, ammesso che a questo punto l’abbia fatto veramente.
Il calciomercato italiano latita, s’inventano telenovele Destro, Kakà, Lucas e mica succedeva quando c’era lui, quando litigava con Mino Raiola per portare Ibrahimovic alla Juventus, quando si prese gioco di Cragnotti trascinando Nedved da Roma aTorino.
Vedove di Moggi i tifosi che la prepotenza in campo, di parola e di manovra, danno un senso di immortalità e potenza rispetto alle altre società, chè in fondo bastava il nome: “Luciano Moggi”.
Vedove di Moggi chi frustrato dai risultati della propria squadra vede colpe retroattive ai tempi in cui il direttore ora radiato faceva il bello e il cattivo tempo, con la differenza che lui l’ombrello non aveva mai bisogno di aprirlo.
Vedove di Moggi quei giornalisti che per dare brio alle conferenze stampa di Zeman, riscatenano battaglie anacronistiche tra i due, tirando di nuovo in ballo il dottor Ventrone e i muscoli troppo straripanti di Vialli; chi non sa come riempire le pagine dei giornali, cosciente fino in fondo che anche l’informazione sportiva su carta è in agonia.
Il calcio italiano e non solo ha bisogno di Moggi, che effettivamente di calcio se ne intendeva ma sempre sia beata la Nazione che non ha bisogno di miti, beati, martiri e telefonate da intercettare.

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2 pensieri su “Le vedove di Moggi

  1. Gentile Monia, articolo ben scritto e ben argomentato.
    Solo due appunti:
    – non c’erano “trucchi prepotenti usati in sede di calciomercato”, ce lo dice una sentenza ormai passata in giudicato (processo Gea, Moggi condannato per violenza privata, ma NON per le accuse principali relativamente alla gestione del calciomercato – e, del resto, basta andare a leggersi cosa in questi giorni Preziosi ha detto riguardo a Destro o De Laurentis riguardo a Cavani ed alla richiesta di aumento dlel’ingaggio: Moggi e’ stato condannato per ben meno)
    – il sequestro Paparesta e’ ormai certificato ed assodato come *millanteria mai avvenuta* in tre diversi procedimenti (uno sportivo, uno civile, uno penale)

    Un saluto

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  2. D’accordo, Moggi è stato trattato a mo’ di capro espiatorio: non si può negare. Ma, dal momento che è colpevole di più di una schifezza (se non penalmente, almeno a livello sportivo), è giusto che si guardi le partite sul divano di casa sua.
    Poi con lui dovrebbero essercene tanti altri, verissimo pure questo. Ma è tutto un altro discorso.

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