Il nuovo Zeman usato come santino

Irriconoscibile nella sua prevedibilità. Se il 4-3-3 di Zeman è ormai dottrina e marchio omologato, si fa fatica a ritrovare nell’allenatore boemo, tracce di diversità dal parco mondiale dei tecnici, quando si tratta di ascoltare le sue dichiarazioni post vittoria del campionato vinto con il Pescara.
L’ultima intervista rilasciata a Mediaset è sconcertante per chi si era affezionato alla figura di uno Zeman solitario, silenzioso più che pragmatico nel verbo, quello che contemplava il “labora” ma non l’ “ora”.  Quello della polvere contro i mulini a vento, l’uomo che non accettava alcun compromesso.
“La scelta di Thiago Silva e Ibrahimovic di andare al Psg? Vanno dove ci sono i soldi e fino a quando i pozzi di petrolio durano è una scelta giusta”.
Una battuta innaturale e soprattutto forzata, sull’esauribilità del combustibile fossile che ha parzialmente a che fare con il patrimonio attuale di uno sceicco.
Nessun sussulto su una cessione eccellente come quella di Fabio Borini, perchè se va via “a me piace Destro”. Peccato che l’alternativa naturale al primo attaccante non sia proprio l’ex giocatore del Siena e che il suo arrivo non sia scontato.
Immancabile l’ennesima puntata della sua battaglia contro la Juventus di Luciano Moggi, nemico che non esiste più da almeno sei anni: “Ho detto che 28 scudetti per la Juve sono anche troppi e chi ha seguito il processo di Calciopoli sa perché. Le parole di Moggi? Se l’essenza del calcio sono doping e corruzione allora è vero: ne sono lontano…”. 
Battute su una guerra totalmente anacronistica e contro un personaggio che non è più parte attiva nel nostro calcio eppure per Zeman pare essere ancora lì, come se Calciopoli fosse ancora in piedi con gli stessi personaggi.
Il boemo che predilige i fatti e critica Mourinho di essere un ottimo gestore della comunicazione con i mass media e un allenatore mediocre, sta snaturando se stesso accogliendo la figura che gli è stata imposta ormai da anni: quella del santino. Nel libero arbitrio, lui è il Bene pulito, vergine, il suo calcio religione, lo spettacolo in campo miracolo a ripetersi ogni domenica. Se non stai dalla sua parte allora accogli il Male, quello del risultato a tutti i costi, quello che la palestra e le infiltrazioni antidolorifiche sono il veleno rispetto ai gradoni e alla dieta vegana. E’ che con Zeman ci si diverte, Zeman torna a far riempire gli stadi, Zeman valorizza i giovani, Zeman fa sbocciare sconosciuti. Zeman non vince mai niente se non le partite con le goleade. Zeman risolve i problemi e quando non lo fa, tutto dipende da lui, fa niente se magari aveva a disposizione un organico non proprio eccelso. Sarà colpa sua, del suo integralismo ideologico e tattico, della sua testardaggine, della difesa tenuta troppo alta, del derby una partita uguale alle altre.
Zeman è il santino che scaccia i dolori e che funziona meglio del maalox per il mal di pancia quando le cose vanno storte, perchè se perdo 4 a 3 però ho visto il calcio-spettacolo. Peccato che l’incazzatura non abbassi di un grado il bollore, peccato che quello di capro espiatoria preventivo è un ruolo del quale Zeman è consapevole ma che ha voluto pienamente accettare, magari per dare linfa alla sua nuova crociata.

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3 pensieri su “Il nuovo Zeman usato come santino

  1. A me sembra che l’onestà intellettuale di Zeman non si possa mettere in discussione: ha sempre detto quello che pensava e ha sempre pagato in prima persona per cose che tutti sanno ma nessuno dice (e anche la recente vicenda di Conte sembra andare in questa direzione).
    Il motivo per cui sia tornato in auge in una piazza importante come Roma mi è ignoto, ma il fatto di ignorare non muove di una sola virgola la soddisfazione di vederlo di nuovo ad alti livelli.
    Con più Zeman e meno Lippi, ad esempio, avremmo molto più da imparare. Specie a livello umano. Se poi riesce ad avere organici funzionali al suo gioco, oltre a divertire, Zeman porta anche qualche risultato. Che è ciò per cui è pagato. (detto sottovoce: per me il calcio è speculazione. E’ catenaccio e contropiede. E’ difesa strenua e la fortuna di un rigore al 90′. E’ il gioco di Lippi, per intenderci. Ma qui non si parla di calcio, si parla di uomini, di modi. E sono due cose diverse.)

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  2. Ciao, non ho assolutamente messo in dubbio l’onestà intellettuale di Zeman e ti parla una zemaniana innamorata o, meglio, un po’ disinnamorata di un allenatore che da qualche anno si è scelto un ruolo che a me non piace e che trovo controproducente. Sto parlando della figura del colpevole a priori se e nel momento in cui le cose non dovessero prendere una piega giusta per la Roma. A quel punto lì, mi sembrerebbe un po’ riduttivo dare la colpa unicamente all’allenatore, ma temo che la società non lo proteggerà. Poi, magari, mi sbaglio, sono sensazioni che ho adesso. E’ che Zeman pare essere “felice” di portarsi queste croci e mandare avanti battaglie che non hanno più senso. Per esempio, non capisco perchè continui ancora a rispondere alle domande su Moggi.
    Detto questo, sono nata come appassionata di calcio zemaniana per poi esserlo solo del risultato, in qualunque modo venga ottenuto. Pure per me il calcio è essenzialmente la speculazione di cui parlavi.

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  3. Secondo me, a Zeman quest’aura donchisciottesca si addice parecchio (e penso pure piaccia): sarebbe uno dei tanti, altrimenti. E lo sarebbe anche per noi.
    Detto questo, senza le coppe e con una squadra farcita di giovani, penso che quest’anno possa fare bene. Se gli comprano un paio di difensori centrali decenti, poi…

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