Euro 2012, l’epilogo. L’Italia in paella. Le 10 cose da salvare

“Non ho fiducia in chi sostiene cose assurde. Parlare di cambiare il modulo di gioco, è ridicolo. Perché questa gente sostiene: siccome giochiamo male, dobbiamo cominciare a giocar bene. Si dimenticano che giochiamo male perché siamo deboli. Ed essendo deboli dobbiamo continuare a difenderci. Con l’astuzia italica abbiamo vinto qualcosa, andando allo sbaraglio perderemo tutto”. (Gianni Brera, 1976).
Prandelli aveva fatto l’Italia. Noi, contro la Spagna, abbiamo dimenticato di fare gli italiani. Commissario tecnico compreso. Sbagliato l’approccio alla partita, sbagliato il modulo, sbagliati i cambi, sbagliato snaturalizzarsi. Che poi, conti alla mano, contro gli spagnoli avremmo perso lo stesso, ma il passivo non sarebbe stato così pesante. E quindi, poco conta perchè la storia la fa chi vince, non la costruiscono gli sconfitti.

Onore al tiki taka ancora funzionante seppur abbia strappato l’anima al calcio, uccidendolo di automatismi e possesso palla, onore a chi entra nella leggenda con il “filotto”, onore a chi quel biscotto nemmeno ci aveva provato a farlo.
Onore a noi che ci abbiamo creduto. E’ stato bello stringersi per settimane nelle piazze e con la birra in mano, aver scoperto un collante che ci faceva litigare e discutere ma almeno avevamo ritrovato un dialogo con il babbo che a malapena segue la serie A, i malati unicamente di moto Gp, la sorella che non ha capito perchè Del Bosque non ha convocato Messi.
Si chiude un libro, Euro 2012 e da oggi torneremo a parlare di calciomercato, calcioscommesse, Palazzi con la “p” maiuscola, i “Darò il massimo con questa maglia” o i “Sono venuto qui per vincere lo scudetto”. Prima di mandare in archivio l’Europeo dei maiali, degli elefanti, dei cani; dei gay e metrosexual, della Rai ormai da rottamare, dell’estate arrivata tardi, delle birre danesi, di partite metaforizzate con i problemi economico-politici, abbiamo scelto ben dieci cose da salvare.

1 – Le lacrime di Andrea Pirlo. Anche i ghiacciai, nel loro piccolo, si sciolgono. Abbiamo avuto uno scompenso davanti a quella reazione e non solo perchè non ce lo aspettavamo. Pirlo è quello che prende per mano la situazione, colui che mentre la nave affonda non ha bisogno dei “vada a bordo, cazzo”. Pirlo offre i giubbotti di salvataggio, sia che l’Italia nuoti nella Nutella o meno. Lo vogliamo a Brasile 2014. Se volete anche per Francia 2016. Da casa premete il pulsante rosso per la clonazione, verde per l’ibernazione.

2 – L’incazzatura di Buffon alla fine di Italia-Germania. Il portiere con le forcine nei capelli è stato oggetto di battute asfissianti quando dopo la vittoria con i tedeschi si è lamentato dei suoi che non avevano chiuso prima la partita. Ragione sacrosanta. La mancanza di concretezza l’abbiamo pagata ieri con la Spagna. Al 51′ Di Natale aveva sbagliato già due gol, quelli del pareggio. Sarebbe andata comunque male? Sì, ma è stato in quel minuto che si è rotto l’equilibrio. La grafica dava il 50% di possesso palla, 11 tiri a testa e 3 calci d’angolo per uno. Da questo momento in poi le campane hanno suonato a morto.

3 – Lo striscione definitivo. “Noi con voi c’avemo perso solo quanno eravamo alleati”. Firmato con affetto, da un tifoso italiano alla Germania. Danke.

4 – Cristiano Ronaldo lasciato in aeroporto. “Mamma ho perso l’aereo”. Uguale. Il giorno dopo l’uscita del Portogallo in semifinale ad opera della Spagna, l’uomo brillantina viene dimenticato in aeroporto. Praticamente tutta la squadra aveva fatto il ceck in, lui c’ha dormito comprando due cose in un duty free. Nessuno dei suoi compagni o il ct l’ha chiamato al cellulare o ha avvertito della sua assenza. Insomma: un idolo in metà emisfero terrestre, un pezzente qualsiasi per i portoghesi.

5 – Lo statuario Super Marione. Nel bene e nel male (?), senza di lui non sarebbe stata la stessa cosa. Privo della capacità di ragionare in modo fluido, ci ha strappato parecchi mortacci all’anima sua e ci ha sorpresi anche nella banalità delle cose. Dove lo trovi un giocatore che un secondo prima ruba una palla di tacco al difensore, corre verso l’area e rallenta davanti al portiere? Eppure i tre gol di Balotelli sono tutti bellissimi perchè buttati dentro senza ragionamento, puro istinto e potenza senza controllo. E’ l’unica persona al mondo che tutti vogliono redimere per finta perchè parecchi mangiano con le “balotellate” e le parole dell’agente Mino Raiola. E poi ha fatto piangere la Germania e in quella partita gli andrebbe fatta una statua ma siccome è Balotelli, ci ha già pensato subito da solo.

6 – I deliri di Dossena. Ce lo sentiamo: qualcuno alla fine di questo Europeo ne farà un libro. Insultare la Rai era diventato un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Le incazzature verso il commento tecnico di Dossena, col sennò del (molto) poi, ora fanno ridere. Mentre la Spagna ci prendeva a pallonate ha detto “gli spagnoli ci temono”. Con l’Inghilterra “Abete ha il volto trasfigurato” e “in questo momento i giocatori inglesi sono diventati inglesi veramente”, con la Croazia ha visto un giocatore fare “straccing”a bordocampo, è produttore di neologismi quali il giropalla, De Rossi è sui carponi ardenti e la magia: “Dobbiamo essere praticinici come durante tutto l’Europeo”.

7 – La vendetta del Circo Massimo contro la Rai. “Pochi minuti fa alcuni tifosi ci hanno fatto un gavettone”. Saverio Montingelli in diretta da Roma. Era uno lavoro pulito e qualcuno lo doveva fare.

8 – Il cucchiaio. Maldetto, amato e copiato. Dopo lo scavetto di Pirlo, quello sborone di Sergio Ramos ha voluto scaricarne una brutta copia ai rigori contro il Portogallo. Mentre il nostro centrocampista veniva incensato in tutta Europa, all’altro gli veniva dato del “copione” da tutto il mondo. Davanti a tutto questo, Panenka se la rideva, godendo di un momento di straordinaria popolarità, mai vissuto prima.

9 – Prandelli il confessore. Contro la Spagna ha sbagliato tutto ma mai si era visto un ct consolare con un mezzo sorriso i giocatori distrutti e umiliati a finale persa. Un prete, un padre, un amico, uno psicologo, uno col senso di colpa, ha provato a teorizzare qualche giornalista. A Prandelli riesce (quasi) tutto bene, con poco sforzo e se ha da strigliare il movimento calcistico italiano la Federazione lo sente senza che urli. Questa cosa dell’ora et labora poco lo fa sentire un gradino inferiore e traumatizzato per avere in mano più di quello che secondo lui si merita. Ebbene sì: è un limite grosso come una casa e forse l’unico di quest’uomo. Cesare, ogni tanto fa’ il democristiano anni Settanta…

10 – Il foto-montaggio Mario Montelli. In una notte i due Mario hanno spezzato le reni alla Germania. E la fantasia italiana ha realizzato l’ennesima fotoscioppata capolavoro con Monti pelato, con la cresta di Balotelli. Una roba kitsh e che fa anche un po’ senso, ma non era mai successo che l’italiano medio apprezzasse un qualcosa fatto dal nostro premier. Non male anche il fotomontaggio di Balotelli che esulta a statua ma con la testa di Monti. Momenti di gloria.

Articolo pubblicato sul sito http://www.valdichianaoggi.it nella rubrica “Neuro2012”

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